La curatrice Raffaella Ausenda
La curatrice Raffaella Ausenda

Milano, 30 gennaio 2019 - È una copia straordinariamente precisa, di eccellente qualità, della prima versione della Vergine delle Rocce, quella conservata al Louvre. Dipinta da Francesco Melzi, allievo prediletto di Leonardo, con la raffinatezza tecnica del Genio di Vinci. E i colori sono splendidi, quei rossi e blu ottenuti con “tempere grasse”, olio e pigmenti, uova e colla, una tecnica pittorica mista che solo Leonardo utilizzava.

Ecco che la Vergine delle Rocce del Borghetto si svela finalmente (dopo rare apparizioni) ai milanesi e ai turisti in occasione del Cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. La Fondazione Orsoline di San Carlo apre le porte al pubblico, da oggi sino al 31 dicembre, della chiesa di San Michele sul Dosso, all’interno del convento delle suore, proprio davanti alla basilica di Sant’Ambrogio, in simmetria con il luogo dove era stata ospitata originariamente la tela, ossia la chiesa di San Francesco poi soppressa dai francesi e sostituita da una caserma. Come sia passato il dipinto dalla famiglia Melzi ai Belgiojoso non è ancora chiaro.

Fatto sta che a metà Ottocento una nobildonna di questo casato donò il dipinto all’oratorio di Santa Maria dell’Assunta «nella viuzza del Borghetto». Nel 1886 l’oratorio fu acquistato dalla Congregazione Orsoline di San Carlo che lo inglobò in un edificio scolastico. In epoca recente la Vergine delle Rocce è stata spostata dalla collocazione originaria, nella chiesa del collegio di viale Majno, alla chiesa di San Michele sul Dosso, appunto interna al convento di via Lanzone. Tutto comincia con la segnalazione di una professoressa del liceo artistico delle Orsoline colpita, ricorda Raffaella Ausenda, curatrice del catalogo edito per l’occasione da Skira, «proprio dalla corrispondenza assoluta dell’altezza e della posizione delle figure con la prima versione.

Questa tela però a differenza delle versioni di Parigi e Londra, pale centinate, è rettangolare. Ma nella fine bellezza dei volti il modello leonardesco è vivo». Arriva l’attribuzione ufficiale (è una straordinaria versione cinquecentesca del capolavoro leonardesco) di Carlo Pedretti, uno dei massimi esperti di Leonardo da Vinci e nel ’97 partono i restauri. Che raccontano molte cose dell’opera e della sua attribuzione a Francesco Melzi, colto pittore, intimo amico di Leonardo dal 1510 (trasportò tutti i manoscritti). Melzi aveva seguito l’amico in Francia e gli era stato vicino fino alla morte, avvenuta il 2 maggio 1519. E, come afferma Carlo Pedretti, «a Leonardo non sarebbe dispiaciuto che una buona e fedelissima copia rientrasse a Milano..». Ma tant’è, oggi è possibile ammirarla.

Chiesa di San Michele sul Dosso Via Lanzone 53. 30 gennaio -31 dicembre 2019. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo prenotazioni@verginedelle rocce-mi.it