Pacifico
Pacifico

Milano, 30 novembre 2019 -  Quattro orizzontale. Sui manifesti della “Settimana Pacifica” - con cui Luigi “Gino” De Crescenzo alias Pacifico annuncia da tempo per le vie di Milano i suoi sette concerti «con ospiti speciali» in programma dal 2 all’8 dicembre al Teatro dei Filodrammatici - erano rimaste vuote fino a ieri 7 caselle. Un cognome di 7 lettere con una «n» e una «i» che, pensando al parco delle sue collaborazioni, portavano dritte a Marco Mengoni o a Gianna Nannini. Ma ‘Sei nell’anima’ è uno di qui pezzi che si scrivono una sola volta nella vita e quindi la più indiziata rimaneva la Nannini. Sensazione azzeccata. Ieri la rockeuse senese ha aggiunto il suo nome ad un cartellone che già prevedeva tra gli ospiti di questa specialissima «residency» Malika Ayane il 2 dicembre, Samuele Bersani il 3, Francesco De Gregori il 5, Giuliano Sangiorgi il 6, Francesco Bianconi dei Baustelle il 7 e Neri Marcoré l’8. Lei si esibirà il 4.

Pacifico, proprio qualche giorno fa Vasco ha detto che “Sei nell’anima” è l’ultima canzone ad averlo entusiasmato per davvero. Sorpreso?
«Ricordo che già al tempo in cui postava i suoi ‘clippini’ su Facebook ce ne fosse uno in cui cantava a squarciagola quel pezzo. In fondo lui e Gianna sono due figure speculari, che vengono entrambe dal rock ed hanno nella voce questa forza liberatoria particolarmente sottolineata da canzoni di quel tipo».

Da cosa nasce l’idea di «risiedere» in un teatro?
«Dai bei ricordi che mi lasciò un’iniziativa analoga affrontata con la mia band d’un tempo, i Rosso Maltese. L’idea di ripeterla mi entusiasma, soprattutto in una dimensione come quella teatrale che puoi riempire di musica e d’idee».

Quanto contano i fantasmi che abitano certi luoghi di spettacolo?
«Su un palco come quello dei Filodrammatici, dove è passata gente come la Duse, Sarah Bernhardt, o Totò, contano molto. E poi io sono di origini napoletane, quindi per i fantasmi ho una certa attrazione; fantasmi benevoli come quello di mio padre, che avrò vicino in camerino grazie ad una vecchia foto in cui mi tiene in braccio da bambino davanti a quel Duomo emblema delle aspirazioni con cui s’era trasferito qui al Nord».

Musica, ma anche teatro.
«Ho cercato di mettere assieme due idee opposte di spettacolo; una parte strutturata con qualche canzone, riflessione, monologhi e una d’improvvisazione legata agli umori del momento. Con ospiti di questo calibro, non mancheranno».

Il più sorprendente?
«De Gregori. Ci ho messo un mese a trovare il coraggio di chiamarlo, ma poi sono bastati due minuti per convincerlo. Gli è piaciuto il titolo enigmistico».

Documenterete queste serate?
«Sì, tanto in audio che in video. Poi vedremo cosa farne».