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26 mar 2022

Gorgonzola, in mostra nudi d'autore per l'Ucraina

Palazzo Pirola, il ricavato dell’esposizione dell’artista Neringa Rekašiute devoluto ai volontari

monica autunno
Cultura
La mostra “Corpo polifonico” di Neringa Rekašiute, davanti a una delle sue creazioni esposte a Gorgonzola
La mostra “Corpo polifonico” di Neringa Rekašiute

Gorgonzola (Milano) -  Figure nude ritratte sulle spiagge, nei boschi e nei laghi della Lituania, la polifonia dei mantra in sottofondo, fotografie e suoni che raccontano dell’incontro primordiale fra uomo e natura e della necessità di liberarsi "dal tecno feudalesimo, che schiavizza corpi e coscienze". E un obiettivo benefico, attuale e forte: il ricavato della mostra da devolvere interamente a Blue/Yellow for Ukraine, organizzazione non governativa lituana che si occupa di aiuti a favore dell’Ucraina. E’ una mostra evento quella che, sino al prossimo 3 aprile, porta a Palazzo Pirola (ogni pomeriggio dalle 15 alle 19, nel fine settimana anche dalle 10 alle 12) l’opera di Neringa Rekašiute, lituana, artista eclettica, fotografa e poetessa. Mostra in calendario da tempo, approda in Martesana in un momento difficile, "in cui abbiamo bisogno di chiarezza, di parola e di arte". Il nudo come momento di transizione, trasformazione, di incontro con la natura e con sé stessi. "Nel mondo che viviamo oggi la possibilità di connettersi è infinita. Ma manca un vero stare con sè stessi e con l’altro. La mia ricerca è sul liberarsi, percepirsi in modo nuovo. Sulla persona". Quattro sezioni per il percorso: Terra, Aria, Fuoco e Acqua.

Le figure tutt’uno con la natura. La Lituania è ovunque. Neringa Rekašiute vive a Vilnius, ma è originaria di Kaunas, e ha studiato a Londra. Da sempre i suoi progetti artistici affrontano temi socialmente sensibili: "We.Women", "They Won a Lottery", "Islam in Lithuania", "Many of Us", "Supersheroes", "9 Lindens", "Men are Flowers". E "Post-Nuclear Identity", straordinario progetto di ricerca e mostra che ebbe come focus, nel 2019, la cittadina lituana di Visaginas, "nata" per ospitare i lavoratori di una vicina centrale nucleare. "Volevo raccontare la crisi di identità di una città nata all’ombra di un grande progetto nucleare dopo la chiusura dell’impianto. La ricostituzione difficile di una comunità. Appunto, l’identità post nucleare". L’artista posa in una foto avvolta nella bandiera ucraina.

«Questa guerra è di tutti. Non è di un solo popolo. Che combatte per tutti noi". Le voci dalla Lituania. "C’è timore, ma anche molto bisogno di parlare, di fare chiarezza". C’è un passato. "Quella lituana è una sorta di memoria intergenerazionale. I nostri nonni hanno vissuto le deportazioni".

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