‘Alpha Beta’, il fascino del greco antico in mostra alla Biblioteca Braidense di Milano

Il percorso espositivo racconta la storia della trasmissione scolastica della lingua , dal Medioevo all’Unità, adottando una prospettiva inedita

La mostra ' Alpha Beta. Apprendere il greco in Italia. 1360-1860'

La mostra ' Alpha Beta. Apprendere il greco in Italia. 1360-1860'

Milano, 27 ottobre 2023 –  Chiunque ne abbia avuto esperienza, diretta o meno, sa che studiare il greco antico porta con sé gioie e dolori, soddisfazioni e insofferenze. E, a quanto pare, è stato così per gli studenti di tutti i tempi. È quanto illustra l’esposizione, allestita alla Biblioteca Nazionale Braidense, Alpha Beta. Apprendere il greco in Italia. 1360-1860.

Il percorso racconta, infatti, la storia della trasmissione scolastica del greco, dal Medioevo all’Unità, adottando una prospettiva inedita: quella degli studenti. E così l’attenzione del visitatore è catturata dalle sottolineature, degli scarabocchi e dalle esercitazioni che affollano le pagine dei testi di grammatica. Testimonianze di alunni più o meno diligenti, spesso creativi, ma anche esasperati, come chi arriva a scrivere sulla seconda di copertina del suo libro «Lascio. Quanti sospiri e quanto tempo ho speso invano».

Una sfida, certo, quella di imparare la lingua di Omero. E una sfida non meno difficile è stata quella di organizzare una mostra su questo tema, che fosse divulgativa, ma mantenesse anche un alto livello di accuratezza scientifica.

«Tutto questo è stato possibile grazie a un comitato scientifico straordinario» afferma Paolo Sachet (Università di Ginevra), che ha lavorato al progetto insieme a Geri Della Rocca de Candal (Oxford) e Marina Zetti (Biblioteca Braidense).

La mostra ' Alpha Beta. Apprendere il greco in Italia. 1360-1860'
La mostra ' Alpha Beta. Apprendere il greco in Italia. 1360-1860'

Come nasce l’idea di una mostra del genere?

«Desideravamo realizzare un’esposizione sul greco antico – spiega Sachet – ma che non delineasse la solita storia dei grandi studiosi o delle opere più famose. Così, riflettendo sull’importanza che lo studio di questa lingua, tutt’altro che morta, ha tuttora nelle nostre scuole, abbiamo pensato di dare spazio all’esperienza di studenti e insegnanti nei secoli».

A quali elementi avete prestato particolare attenzione?

«Anzitutto, abbiamo cercato di garantire una fruibilità su più livelli. Vari sono i dispositivi che guidano il visitatore nel percorso di visita: i pannelli offrono informazioni storiche di contesto e le didascalie accompagnano ognuno dei volumi in mostra. E poi ci sono le “maniculae”, ossia le manine stilizzate che nei manoscritti segnalavano le sezioni importanti. Noi le abbiamo reimpiegate come dispositivi per favorire un contatto diretto col testo. Un altro dettaglio al quale abbiamo prestato particolare attenzione è stato quello dell’interattività. La vetrina che chiude il percorso, ad esempio, sottopone al visitatore un indovinello. E la teca digitale permette di sfogliare alcuni dei libri esposti. Tutte le spiegazioni, inoltre, sono disponibili in italiano e in inglese, per attirare e agevolare anche fruitori stranieri».

I volumi in mostra sono ben settanta

«Sembrano molti, ma è stato difficile limitarsi solo a questi per raccontare 500 anni di storia. Si può dire che la selezione sia stata il felice esito della collaborazione con altre biblioteche, soprattutto nazionali, come la Marciana di Venezia e quella di Napoli, oltre alle milanesi Ambrosiana e Trivulziana».

La mostra, che ha aperto il 29 settembre, rimarrà aperta fino al 9 dicembre, con disponibilità di visite guidate, anche per le scuole, prenotabili sul sito della Biblioteca Braidense.

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