A Villa Necchi Campiglio la violoncellistica Erica Piccotti

Alle 17.30 si esibirà in duo con il pianista Leonardo Pierdomenico per la Società del Quartetto su musiche di Chopin e Brahms

La violoncellista Erica Piccotti
La violoncellista Erica Piccotti

Milano, 27 gennaio 2024 – Villa Necchi Campiglio si prepara ad ospitare, alle 17.30, la violoncellista di fama internazionale Erica Piccotti, che si esibirà in duo con il pianista Leonardo Pierdomenico per la Società del Quartetto su musiche di Fryderyk Chopin (Sonata in sol minore op. 65) e Johannes Brahms (Sonata n.2 in fa maggiore op.99).

Erica Piccotti è una delle più acclamate giovani violoncelliste della sua generazione: nel 2020 riceve il premio Icma come Giovane artista dell’anno e nel 2013 viene designata Alfiere della Repubblica dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nonostante la giovane età, si è esibita sui palcoscenici più prestigiosi di tutto il mondo, dal Teatro alla Scala alla Carnegie Hall di New York, dalla Wigmore Hall di Londra alla Konzerthaus di Berlino, collaborando con grandi maestri come, fra gli altri, Antonio Pappano, Daniel Oren, Salvatore Accardo, Daniele Rustioni, Gidon Kremer, Mario Brunello, András Schiff, Andrea Lucchesini, Bruno Canino, Louise Lortie.

Quando nasce l’amore per la musica?

"Penso che sia sempre stato nel mio Dna. Vengo da una famiglia di musicisti con mia madre pianista che ha tramandato questa passione a me e a mio fratello maggiore. Ho iniziato con il violino ma non è scattata la scintilla. Il violoncello, invece, mi ha rubato il cuore: il suo registro «caldo» e il fatto di doverlo quasi abbracciare per suonare mi ha conquistata. A nove anni sono entrata al conservatorio di Santa Cecilia dove mi sono diplomata in 4 anni, nonostante il percorso ne prevedesse 10. Tutti i miei compagni di corso erano molto più grandi di me e io a 14 anni ero considerata una bambina prodigio. Dopo il diploma sono arrivati i primi riconoscimenti, e ho iniziato a vincere concorsi nazionali e internazionali. Il debutto ufficiale è stato a Montecitorio con Mario Brunello”.

Come vive fama e successo?

"Sono sempre scappata dai luoghi che mi facevano sentire comoda e acclamata. Ho bisogno di guardare avanti ponendomi nuove sfide. La professione del musicista è una ricerca continua e molto intima. Essendo molto giovane, soprattutto negli anni dell’adolescenza, mi sono trovata a dover dire molti no allo svago. Ogni scelta è stata dettata dalla dedizione alla musica, quindi non è stata un peso. Per me fare concerti è un riconoscimento più grande”.

Essere giovane è considerato un aspetto positivo in questo mondo?

" Assolutamente sì. La mia età ha giocato a mio favore nel corso di tutta la mia carriera. Pur dovendomi rapportare con professionisti più grandi di me, mi sono sempre sentita a mio agio e anzi, è stato uno stimolo a crescere e migliorare”.

La nomina ad Alfiere della Repubblica?

"Quando ne sono stata insignita non mi sono resa conto di cosa fosse e dell’importanza della situazione. Ricordo che tornata da scuola mia madre mi disse che l’avevano chiamata per darmi un riconoscimento. Ho preso coscienza durante la cerimonia, è stata indimenticabile. Per una ragazza così giovane incontrare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non era una cosa da poco. È stato strano perché mi sono trovata per la prima volta a presenziare a un evento senza dover suonare. Ero scomoda senza il mio strumento e pensavo: grazie, ma io non vi sto dando niente in cambio”.

Prossimi progetti?

"A maggio suonerò in Australia, intanto però in questi mesi ho molti eventi in programma: un tour in Italia con le suite di Bach per violoncello solo e diversi appuntamenti anche con Leonardo Pierdomenico, mio compagno sul palcoscenico da diversi anni. Spazio molto tra solismo e camerismo”.

Tra i due cosa preferisce?

"È una scelta difficile se non impossibile, ma entrambi hanno pro e contro. Suonare come solista lascia sicuramente una grande libertà nell’interpretazione: non devi fare i conti con nessuno se non con te stessa. La musica da camera è invece un continuo confronto con le idee della persona con cui si suona e può anche essere un ulteriore stimolo. Fare musica da camera in concerto permette una certa dinamicità ed estemporaneità, ognuno offre sempre qualcosa di nuovo.

Che rapporto hanno i giovani con la musica classica?

“Questo mondo viene ancora percepito distante da quello dei giovani perché forse troppo rigoroso e “polveroso”. La serata all’opera è considerata vecchio stile, ma non sono d’accordo. Sarebbe bello riuscire a rendere la musica classica più appetibile ai ragazzi. È una cultura che manca in Italia a differenza di altri Paesi europei. Vivendo a Berlino questa differenza è lampante: l’educazione musicale parte dalle scuole”.

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