Ennio Morricone
Ennio Morricone

Milano, 28 febbraio 2019 - «Qui c’è un modo di intendere la professione artistica in cui mi riconosco per il dialogo tra immagine e suono. Credo che il sapere sia fluido, organico, si alimenti di interazione e si arricchisca nell’incontro con le diversità». Così il maestro Ennio Morricone inaugura l’anno accademico dell’Accademia delle Belle Arti di Brera, riceve il diploma honoris causa in Arti visive e diventa ufficialmente socio onorario dell’accademia.

Con lui si diploma Hilal Elver, special rapporteur dell’Onu per il diritto al cibo, che ha ripercorso nella sua lectio magistralis il tema del cibo nella storia dell’arte. La cornice è l’ex Scalo Farini, destinato a diventare il “Campus degli artisti”, come ha ricordato con orgoglio Livia Pomodoro, presidente dell’Accademia. Morricone, accolto dagli studenti con un’ovazione, ha emozionato la platea. Si dice «meravigliato» per il diploma, fra un selfie e un autografo invita i giovani «a non ascoltare solo musica che si balla ma anche l’arte: non basta la cultura commerciale, facile e semplice». Chiedono un commento su Sanremo, strappa un sorriso: «Io vado a letto presto». Si commuove quando suonano alcuni dei suoi pezzi, “Riverberi” in primis, e nella sua lectio magistralis rende pubblico un testo mai letto prima, il suo “manifesto”. «Mai avrei pensato di comporre musica per il cinema. Avevo e ho ancora altre aspirazioni», racconta, svelando le tensioni di un ambiente che a volte mette i paletti alla musica. «Ridurre tutta la musica del cinema a un tema ‘orecchiabile’ significa condurre il compositore a uno stato di depressione che a lungo andare può annullarlo», la voce trema. «I film nei quali sono riuscito ad applicare la musica delle mie aspirazioni rappresentano, pressappoco, appena il 5% dei film che ho fatto – confessa il premio Oscar –. Non che io disprezzi ciò che ho fatto e faccio per il cinema, ma non è certamente la soddisfazione spirituale che ritengo sia stata appagata, almeno in parte. L’altra musica che avrei voluto scrivere è quella che solo raramente riesco a scrivere per un film, perché è difficile trovare qualcuno che possa accettarla senza complicarsi la vita con il pubblico». Altre volte l’incantesimo è riuscito: «Per alcuni film d’arte e d’autore, ho scritto musica che non esiterei a presentare dinanzi a un pubblico più esigente di quello cinematografico, in una sala di concerto, dove la musica si ascolta per se stessa e non è supporto complementare dell’immagine». Anche se «è sempre più raro, e non solo per me, riuscire a difendere personalità e naturali esigenze creative».

Ennio Morricone lascia una lezione, il manifesto di come comporre per il cinema senza rinunciare ai propri stilemi e alla sintassi compositiva. Lo affida al pubblico di Brera. «Pur in un contesto così compromesso e condizionante, sono riuscito a ritrovarmi, riscattandomi in gran parte della depressione di cui ho detto». Ha 91 anni, guarda oltre il maestro. «Entrare in contatto con i ricordi serve anche ad andare avanti. Chissà quanto ancora può succedere». «Lei è immenso», si alza una voce dalla sala. «Volevo scrivere musica per l’occasione ma non c’era tempo», risponde lui, omaggiato dal maestro Enrico Intra e da Icarus Ensemble mentre sullo schermo sfilano i video composti dagli studenti di Brera.