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30 apr 2022

Viaggio nella bottega di Simona e Lorenzo Perrone: "Così diamo una seconda vita ai libri"

Nel loro studio creano opere d’arte ed emozioni dalle pagine che non si leggono più, salvandole dal macero

violetta fortunati
Cultura
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Simona e Lorenzo Perrone

Si dice che chi accumula libri accumula desideri. E chi ha molti desideri rimane sempre giovane. Ma anche se i libri sono un elisir di lunga vita, ormai con le case piene di roba e la tecnologia che avanza, a volte arriva il momento di doverli buttare. E piange il cuore perché come diceva Inge Feltrinelli, i libri sono tutto, sono la vita. L’ideale sarebbe sapere che buttando il nostro libro, questo passi "concretamente" a miglior vita. Adesso è possibile grazie a una coppia di artisti milanesi che danno una seconda vita ai libri destinati al macero, usandoli come materia prima per le loro opere. Simona e Lorenzo Perrone nel loro studio di via Quadrio lavorano i libri usati con acqua, colla e gesso ottenendo una materia prima su cui poi intervenire con altri materiali come vetro, vernice bianca, sassi, legno, filo spinato e creare delle vere e proprie opere d’arte. "Sapere che noi diamo una nuova vita ai libri, induce le persone a soffrire meno nel distaccarsi – spiega Simona –. Il nostro laboratorio contiene migliaia di libri già bianchi e altrettanti ancora da imbiancare. Noi viviamo in mezzo a loro e siamo convinti che emanino un’energia positiva. Infatti chi ci viene a trovare dice che qui c’è un’atmosfera incantata, quasi magica. Nella nostra ‘bottega’ poi abbiamo anche una stanza per gli amici che vogliono passare qui la notte per provare l’esperienza di dormire in una specie di ‘biblioteca’. “Una notte tra i libri” invece che “Una notte al museo”. Questi libri è come se ci parlassero, e ci fanno sentire nutriti e protetti".

È un’idea di Lorenzo. "Sono nato da una famiglia di umili origini e in casa mia non c’era nemmeno un libro. A 13 anni lavoravo già e la sera frequentavo la Scuola del Libro dell’Umanitaria, un istituto professionale per avviamento al lavoro, dove tutti gli studi ruotavano intorno ai mestieri del libro: impaginazione, grafica, rilegatura, stampa. Scelsi la grafica perché ero bravo a disegnare con i pennelli. Terminati gli studi trovai subito lavoro come creativo. Dopo una ‘piccola’ parentesi di 40 anni in campo pubblicitario, sono tornato alle mie passioni giovanili: l’arte e il libro, per me icona intramontabile di sapere che ancora oggi mi intimidisce, ma che è la mia ossessione. Da qui la scelta di usarlo come materia prima, ricoperto di un bianco che lo renda icona, archetipo – racconta Lorenzo Perrone –. Quindi per me il libro è salvifico, assume un ruolo importante e il fatto di farlo diventare un’opera d’arte è un segno di riconoscenza per tutto quello che, grazie a lui, sono riuscito a diventare".

"Invece io arrivo da un percorso diverso, ma ho sposato Lorenzo e anche la sua scelta, trovando a mia volta nel libro l’alfabeto giusto per parlare delle nostre contraddizioni, delle nostre emozioni. Il ‘libro bianco’ mi aiuta ad esprimere quello che ho dentro e a lanciare dei messaggi", spiega Simona, che è originaria di Firenze e ha lavorato a Parigi nella moda e nella fotografia. Negli anni Novanta è rientrata in Italia e ha aperto un piccolo studio di design e comunicazione in Toscana. Nel 200 6 ha incontrato Lorenzo e con lui è nato subito un profondo sodalizio in campo sentimentale e di ricerca artistica per sviluppare insieme il progetto dei ‘LibriBianchi’. "Il libro ci domanda: riuscirai anche questa volta ad esprimere attraverso di me, questo soggetto? E il nostro desiderio più grande è riuscire a trasmettere un’emozione, un messaggio, insieme all’immagine della nostra opera", concludono i due artisti.

 

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