ALESSANDRA ZANARDI
Cronaca

Ucciso dalla mafia per un “no“: "Storia di mio nonno, un eroe"

La missione di Rosi Tallarita, nipote di Giuseppe, vittima innocente della Stidda "Vado nelle scuole a raccontare la sua vicenda e negli asili insegno la gentilezza".

Ucciso dalla mafia per un “no“: "Storia di mio nonno, un eroe"

Ucciso dalla mafia per un “no“: "Storia di mio nonno, un eroe"

"Mio nonno, ucciso con 7 colpi di pistola per un “no” alla Stidda. Ora vado nelle scuole a raccontare la sua storia. Ai bambini degli asili-nido cerco di trasmettere la gentilezza: dire “grazie” e chiedere “scusa” sono le prime forme di rispetto". Rosi Tallarita (nella foto con Valerio Esposti), 43 anni, di Peschiera Borromeo, è nipote di Giuseppe Tallarita, vittima innocente della mafia. Classe 1924, l’agricoltore siciliano venne freddato da due sicari il 28 settembre 1990, davanti al suo podere nelle campagne di Caltanisetta. Tempo prima si era opposto al passaggio abusivo di un gregge sui terreni di sua proprietà; anni dopo, diventato un killer della malavita locale, il pastore che si era visto rifiutare il transito delle pecore ne ordinò l’omicidio. All’epoca, Rosi aveva dieci anni e viveva con la famiglia a Milano. "Del nonno ho tanti ricordi, era una persona delicata, dai modi eleganti. Da bambina coi miei cugini trascorrevo le estati nel suo podere, il Desusino, fra 3mila ulivi e 500 mandorli. Era lui stesso a svegliarci, la mattina, per andare a raccogliere mandorle e olive. Non perdeva mai le staffe, eppure aveva una grande autorevolezza. Amava pranzare con un hamburger e un bicchiere di vino". Una dimensione di semplicità e affetto, che è stata brutalmente cancellata. "Ricordo quella drammatica telefonata con la quale i miei genitori vennero informati della sua morte. Da allora la nostra vita non è stata più la stessa".

Una ferita che non si è mai rimarginata, nonostante il mandante e gli esecutori del crimine siano stati individuati e condannati all’ergastolo. È stata la scelta di percorrere la strada della memoria a lenire, almeno in parte, il dolore. "Quei 6 minuti di agonia che hanno segnato il confine tra la vita e la morte del nonno, e quella domanda rivolta ai suoi aguzzini, “cosa vi ho fatto?”, sono i motivi che mi hanno spinto a restituirne la storia, facendola conoscere alle nuove generazioni". Incontri nelle scuole, intitolazione di alberi del ricordo e l’evento "Bracciate di memoria", ospitato nel centro sportivo Passport Linate, sono solo alcune delle attività promosse dall’associazione "Vedo, sento parlo in memoria di Giuseppe Tallarita", fondata dalla stessa Rosi. Anche dai racconti della 43enne è nato il libro “Giuseppe Tallarita. Un sogno spezzato”, scritto da Valerio Esposti e adottato in alcune scuole come approfondimento sui temi della legalità e dell’anti-mafia.

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