Consiglio regionale Lombardia
Consiglio regionale Lombardia

Milano, 11 gennaio 2019 - «Carbonari di antica memoria». Così gli ex consiglieri regionali lombardi definiscono i consiglieri in carica, quelli che il 27 novembre scorso hanno prorogato di altri 5 anni, quindi fino al 2023, il taglio del 10% ai vitalizi percepiti proprio da quanti li hanno preceduti nell’aula del Pirellone. Un provvedimento che la legge impone abbia carattere temporaneo e che per questo necessita di proroghe a cadenza regolare: lo scorso 27 novembre è stata confermata la prima sforbiciata della storia dell’assemblea lombarda, quella varata nel 2014. C’è dell’altro, però. La Regione ha recepito un articolo della manovra del Governo che prevede il ricalcolo dei vitalizi secondo il metodo contributivo. Un’accoppiata di scelte che ha convinto l’Associazione dei Consiglieri della Lombardia ad inviare al governatore Attilio Fontana, al presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, e a tutti i consiglieri una lettera di protesta, percorsa ora di un’ironia pungente, ora di un’ironia involontaria. A Palazzo Lombardia si contesta innanzitutto il mancato coinvolgimento dell’associazione e poi il recepimento della svolta al contributivo dalla quale dovrebbero orginare ulteriori decurtazioni ai vitalizi.

«In questo ultimo periodo il Consiglio regionale ha approvato ben due provvedimenti rivolti non alla generalità dei cittadini lombardi, ma ad una categoria ben precisa: gli ex consiglieri – si legge nella missiva –. In casi analoghi che avessero riguardato una singola categoria, avreste come minimo consultato i diretti interessati – sottolineano i mittenti della missiva –, invece in questo caso specifico non avete nemmeno tentato un contatto, tutto si è svolto in modo estremamente veloce, quasi foste dei carbonari di antica memoria e non dei legislatori regionali». Poco sopra, gli ex consiglieri sottolineano come la riduzione dei costi della politica in Regione abbia avuto in loro «gli unici destinatari». Poco sotto evidenziano, invece, di non aver lasciato ai loro eredi «un’istituzione regionale in cattive condizioni». Nonostante questo, scrivono, «siamo sempre la prima Regione a recepire ogni imposizione governativa anche se a parole rivendichiamo un’autonomia piena».

Nella missiva si auspica infine che gli esponenti dell’associazione siano ascoltati prima del passaggio al contributivo in quanto «rappresentanti delle reali necessità di coloro che, avendo rinunciato a suo tempo a professioni e attività per l’incarico di consigliere regionale, si trovano oramai vecchi e impossibilitati a far fronte a drastiche riduzioni del trattamento economico». Pare tiri aria di nuovi ricorsi: 58 quelli ancora pendenti. Alessandro Fermi, presidente del Consiglio regionale, fa notare che la Regione non può non recepire leggi nazionali. Roberto Anelli, capogruppo della Lega, respinge l’accusa di carboneria: «Abbiamo operato in tutta trasparenza». Dura la replica di Dario Violi, consigliere del M5S: «Non piangano miseria per il taglio di un privilegio scandaloso. Gli ex consiglieri si sentono al di sopra dei cittadini che versano i contributi per raggiungere la quota pensionistica e percepiscono quanto dovuto».