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16 mag 2022

Mihajlovic, guerra in tribunale a Milano per la super-casa

L'offerta del re delle ristrutturazioni Davide Dendi rifiutata con un’agenzia e poi accettata senza. L’allenatore vince, dopo 10 anni

16 mag 2022
nicola palma
Cronaca
A sinistra l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic che ai tempi stava chiudendo la propria esperienza a Milano A destra Davide Dendi famoso imprenditore del settore immobiliare che ha acquistato dal mister l’appartamento
Sinisa Mihajlovic
A sinistra l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic che ai tempi stava chiudendo la propria esperienza a Milano A destra Davide Dendi famoso imprenditore del settore immobiliare che ha acquistato dal mister l’appartamento
Sinisa Mihajlovic

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Milano, 17 maggio 2022 -  Un contenzioso legale andato avanti per anni. Tre le parti in causa: Sinisa Mihajlovic e la moglie Arianna Rapaccioni; il re delle ristrutturazioni di lusso Davide Dendi; e l’agenzia immobiliare Pero 1 sas. Oggetto della battaglia a colpi di carte bollate: la compravendita di un appartamento a Milano da più di un milione di euro. Nei giorni scorsi, la Cassazione ha chiuso la vicenda, dando ragione all’allenatore del Bologna e ordinando ai titolari di Pero 1 di restituire al tecnico serbo i 31mila euro versati come provvigione per un’intermediazione che in realtà non ci sarebbe mai stata. La storia inizia nel 2010: all’epoca, Mihajlovic allena la Fiorentina, ma in zona San Siro ha ancora l’abitazione in cui ha vissuto con la famiglia nel periodo (2004-2008) in cui, prima da giocatore e poi da vice di Roberto Mancini, ha dato il via all’era vincente dei nerazzurri culminata proprio quell’anno con la vittoria del Triplete.

I coniugi Mihajlovic-Rapaccioni decidono di vendere l’immobile e si affidano a Pero 1 per trovare acquirenti: la ricerca porta a Dendi, che propone la cifra di 1,5 milioni di euro. L’allenatore respinge l’offerta, ritenendola inadeguata, come riassunto nelle motivazioni dell’ultima sentenza della Suprema Corte. Tutto finito? No, perché un anno dopo l’affare si fa: Dendi compra la casa per 1,29 milioni, quindi a un prezzo più basso rispetto a quello inizialmente prospettato, dopo aver contattato direttamente la Rapaccioni ed essere stato da quest’ultima indirizzato a un nuovo procuratore. A quel punto, però, la Pero 1 sas chiede sia a Mihajlovic sia a Dendi il pagamento della provvigione, e a entrambi invia un’ingiunzione di pagamento da 31.218 euro, cioè il valore dell’intermediazione. I legali di Mihajlovic impugnano il decreto, sostenendo di non dovere nulla agli agenti immobiliari, e chiamano in giudizio pure Dendi "per esserne eventualmente manlevati nel caso in cui fossero stati dichiarati tenuti al pagamento della provvigione". Come dire: se c’è qualcosa da pagare, tocca a lui. Dendi fa l’esatto contrario: rispedisce al mittente le richieste di Pero 1 e chiede "la condanna dei coniugi Mihajlovic-Rapaccioni a pagargli la somma che fosse stato costretto a pagare alla Pero 1 a titolo di provvigioni". In primo grado, il Tribunale respinge le istanze dell’allenatore sia nei confronti dell’agenzia immobiliare (a cui nel frattempo il tecnico ha bonificato il dovuto) sia nei confronti di Dendi.

La Corte d’Appello ribalta tutto nel 2019, revocando il decreto ingiuntivo indirizzato a Mihajlovic e condannando Pero 1 a restituirgli le somme versate. "Il diritto alla provvigione – la premessa dei giudici – sorge in capo al mediatore quando l’affare è effettivamente concluso per effetto del suo intervento, ossia quando vi sia un nesso causale tra la messa in contatto delle parti, procurata dal mediatore, e la conclusione dell’affare". Nel caso specifico, "il contatto tra le parti, procurato dal mediatore nell’ottobre del 2010, non ha prodotto alcun esito, in quanto la proposta formulata dall’acquirente non è stata accettata dal venditore e le parti hanno interrotto qualunque rapporto tra di loro". La successiva ripresa delle trattative, avvenuta nel 2011, "non è stata procurata da Pero 1 sas né è stata in alcun modo determinata o agevolata dal precedente contatto dell’ottobre 2010, tanto più che il contratto effettivamente concluso è risultato radicalmente differente quanto all’entità del prezzo". Una tesi condivisa dagli ermellini, che hanno decretato la fine della partita.

 

 

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