Silvia Romano in Kenya
Silvia Romano in Kenya

Milano, 1 agosto 2019 - Piste che si sono perse nel nulla, l’ipotesi di una richiesta di riscatto lampo, speranze e falsi allarmi, una difficile collaborazione sull’asse Roma-Nairobi e una serie di elementi inquietanti e anomali per la situazione del Kenya. Quasi otto mesi e mezzo di angoscia per i familiari di Silvia Romano, la cooperante milanese di 24 anni sequestrata il 20 novembre dell’anno scorso a Chakama, villaggio a una sessantina di chilometri da Malindi, dove si trovava per seguire un progetto della onlus marchigiana Africa Milele.

Mistero fitto sulla sua sorte, mentre lunedì si è aperto il processo a carico di due componenti del commando di rapitori. Una banda armata di kalashnikov e granate, composta da almeno otto persone, che avrebbe tenuto nascosta la giovane fino a Natale, per poi cederla, secondo le ipotesi, a un altro gruppo criminale. La prima udienza del processo, in lingua swahili, si è celebrata lunedì scorso a Chakama, dove tutto è iniziato. Una scelta presa dalle autorità per ascoltare sul posto i testimoni del rapimento, comprese le persone che rimasero ferite nella sparatoria, in un’aula improvvisata allestita all’interno di una scuola elementare. Poi, martedì, il processo è proseguito a Malindi, città costiera meta delle vacanze di numerosi italiani. In aula sono state mostrate le due motociclette impolverate usate per il blitz nel villaggio. Davanti alla Corte di Malindi sono comparsi i due imputati, Gababa Wariu e Moses Lwari Chende. Dopo l’arresto entrambi avevano ammesso le proprie responsabilità, collaborando con gli investigatori del Kenya.

Chende, originario della zona dove si è consumato il sequestro, ritenuto il basista del gruppo, ora si trova in libertà. È tornato a casa dopo aver versato una cauzione di circa 25mila euro. Una cifra enorme per il Kenya, dall’origine misteriosa visto che la famiglie dell’uomo vive in povertà, in capanne di fango. Da dove arrivano i soldi? Di certo la banda ha pianificato il raid, ed era anche in possesso del denaro necessario per comprare le due moto. Tra i testimoni ascoltati in aula, ha parlato l’uomo che ha venduto i mezzi. Ha riconosciuto in Moses Lwari Chende uno degli acquirenti. «Era accompagnato da altre tre persone», ha spiegato in aula, prima di consegnare ai giudici la ricevuta della vendita avvenuta prima del blitz compiuto con spari e clamore, davanti a testimoni, quando per portare via Silvia Romano sarebbe bastato sorprenderla in un momento in cui era da sola. Un terzo componente, il somalo di 35 anni Ibrahim Adan Omar, verrà processato il 19 agosto. Le piste seguite dagli investigatori finora non hanno portato alla svolta, ma le ricerche non si sono fermate. Nei prossimi giorni i carabinieri del Ros, torneranno a Nairobi per una nuova missione. La speranza di tutti è che la giovane innamorata dell’Africa, partita per aiutare i più poveri, sia viva e possa presto tornare in libertà, mentre a Milano sono comparsi murales con la scritta «Silvia libera».