Il tribunale di Milano
Il tribunale di Milano

Abbiategrasso (Milano), 1 agosto 2020 - Scarcerati grazie a... delle fotocopie sbagliate. Un incredibile errore, fatto con ogni probabilità dalla cancelleria del tribunale, ha regalato un’inaspettata libertà a una banda composta da tre abbiatensi specializzati in frodi informatiche, furti d’assegni e organizzazione di falsi matrimoni, combinati fra italiani e immigrati desiderosi di acquistare la cittadinanza italiana.

Quando ieri il giudice del tribunale del riesame di Milano, chiamato a esprimersi sulla richiesta di rimessa in libertà presentata dai legali, ha visionato le ordinanze di arresto – due di custodia cautelare in carcere e un obbligo di dimora – si è accorto che il fascicolo era privo delle pagine pari. Le uniche leggibili? Quelle dispari. Un documento dunque impresentabile, cui nessuno aveva fatto caso fino a quel momento. Un vizio di forma più che sufficiente per rendere nullo l’atto in sé e i suoi effetti, cioè la detenzione in carcere e al domicilio, esecutive dallo scorso sette luglio. "Non è stato solo quest’elemento che ha determinato la loro scarcerazione – racconta l’avvocato Roberto Grittini, ancora incredulo – ma anche la non sussistenza di alcuni gravi indizi di colpevolezza indicati nel provvedimento".

La banda in questione era composta da una donna di 36 anni, di Abbiategrasso, che dopo essersi fatta assumere da uno studio di commercialisti a Milano, durante l’orario di lavoro trasferiva all’insaputa dei suoi superiori somme ingenti su dei conti correnti creati ad hoc da un complice 44enne (deceduto per cause naturali il giorno prima dell’arresto).

Quest’ultimo ne aveva aperti quattro, all’ufficio postale di Magenta, alla filiale di Banco Bpm di Robecco sul Naviglio, a Banca Sella e Banca Intesa. La Polizia Postale, tramite indagini informatiche, ha accertato che gli accessi al servizio di home banking erano avvenuti all’interno dello studio milanese, dove lavorava la 36enne. Secondo gli investigatori l’organizzazione truffaldina aveva al vertice di tutto un uomo di quarant’anni considerato il “manovratore“, con la malattia del gioco d’azzardo. Il totale complessivo delle somme distratte, superiore a duecentomila euro, veniva infatti riciclato nei casinò di Sanremo e Venezia.

Il sodalizio criminale aveva messo le mani anche sul business dei matrimoni combinati, con un ruolo però di secondo piano, in appoggio per così dire a un extracomunitario che ne era il capofila. Adesso per i tre potrebbe esserci l’opportunità di una bella vacanza al mare, o in montagna. Sono a piede libero in attesa della chiusura delle indagini e dell’eventuale rinvio a giudizio.