Jessica Faoro aveva 19 anni
Jessica Faoro aveva 19 anni

Milano, 8 novembre 2018 - La storia di Jessica Faoro, la giovanissima massacrata con 85 coltellate dal tranviere Alessandro Garlaschi di 39, è la storia di una ragazza che per 19 anni ha vissuto l’inferno della solitudine e dell’abbandono, e che, quando ha chiesto aiuto, ha incontrato il diavolo.

Ieri il padre e la madre si sono costituiti parte civile all’udienza preliminare del processo che porterà alla condanna di Garlaschi, una personalità malata di «disturbo passivo-aggressivo». Una patologia che al momento del delitto lo avrebbe proiettato in «una condizione di scompenso psichico tale da escludere la sua responsabilità soggettiva», così ha spiegato il suo legale, Francesca Santini, che ha chiesto al giudice l’abbreviato. Se il processo si celebrerà e si deciderà a colpi di consulenze psichiatriche, il focus sulla vita di Jessica emerge straziante da ogni testimonianza di amici e da ogni relazione fatta da assistenti sociali, persino dalle telefonate, rimaste nel brogliaccio dei carabinieri, che Jessica faceva, fino a una settimana prima di morire così, miseramente. Accoltellata con rabbia e messa in un sacco dell’immondizia che poi Garlaschi aveva abbandonato sotto il letto della camera, perché non prendeva fuoco.

Ieri, dall’anticamera dell’aula del tribunale il padre di Jessica, Stefano, chiedeva una condanna giusta: «Non conoscevo Jessica - dice - non sto qui a spiegarvi il perché. Ma i morti sono più presenti dei vivi». Lui e la moglie da anni sono separati, praticamente dalla nascita della sfortunata Jessica. I servizi sociali l’avevano da subito tolta a entrambi, troppi maltrattamenti, troppi litigi. La piccola aveva poi vissuto nomade tra varie comunità e spesso sulla strada. Scappava ogni volta, era libera e inquieta, cercava la serenità che non ha mai trovato. Una volta cresciuta, a 15 anni, aveva partorito una bambina, data subito in adozione. «Voglio che abbia una vita migliore della mia», aveva detto, anche lei bambina, allo psicologo della Mangiagalli. Ecco l’inferno a cui si è aggiunto il diavolo: Alessandro Garlaschi, con la mania del sesso. Jessica aveva messo un annuncio, cercava un posto per dormire, in cambio avrebbe fatto le pulizie. Nelle foto lei è un angelo biondo con gli occhi azzurri. Risponde lui. Jessica, di nuovo sola, accetta per avere un tetto. Invece lui vuole altro.

La notte del primo febbraio, sei giorni prima di morire, lei chiede aiuto al 112 e chiede anche che le sia mandata un’ambulanza perché «mi viene da cadere per terra - dice- tremo, ho attacchi di panico per la paura. Mi fa proposte sessuali, mi mette le mani addosso». La trascrizione è agli atti dell’indagine in Procura. Jessica fece una prima chiamata, andata a vuoto, alle 0.26. Un minuto dopo, riuscita a mettersi in contatto con il 112, chiede di intervenire perché lui le chiedeva di fare «giochi erotici, insiste, vuole fare tutte quelle brutte cose lì. Aiutatemi ho paura». E dopo essere scappata: «Ho lasciato lo zaino e il mio cane in casa sua, ma ho paura a rientrare in casa da sola qualcuno può venire con me?». In altre due chiamate, alle 0.46 e all’1.10, la 19enne chiede: «Aiuto, sto male voglio andare in ospedale». Poi basta. Ancora sola.