Federico Riccardo Chendi, del Bar Ligera
Federico Riccardo Chendi, del Bar Ligera

Milano, 26 maggio 2016 - L’hanno ribattezzato ‘la Brooklyn dei creativi’ per via dell’arrivo negli ultimi tempi di architetti, designer, studenti e artisti attratti dagli affitti a buon mercato e che fa da contraltare al boom di stranieri dei decenni scorsi, tanto che sociologi e intellettuali hanno ipotizzato un processo di ‘gentrificazione’ alludendo a un ripopolamento silenzioso, ma costante, che ne starebbe cambiando i connotati.  

Benvenuti a ‘NoLo’, o se preferite North of Loreto, tessera urbana di un grande puzzle dalla strana forma: si allunga e si comprime accogliendo sotto il suo tetto un mondo variopinto di donne, uomini, situazioni. Da qualche anno stanno spopolando gallerie d’arte, studi di architetti, nuovi centri culturali, spazi di coworking. Nel mezzo l’atmosfera fluttuante di via Padova, arteria di quattro chilometri e mezzo, per anni ostaggio dei fatti (e degli umori) della cronaca e paragonata impropriamente al Bronx. Sospesa tra un ‘prima’ al quale aggrapparsi in modo nostalgico e un ‘dopo’ dal quale rifuggire. E infatti, molti abitanti se se ne sono andati. Ma qualcuno è anche ritornato. Perché ultimamente di via Padova si è ripreso a parlare. E in parte proprio grazie a ‘NoLo’, nome nato in un bar siciliano di New York da un gruppo di ragazzi milanesi con un obiettivo preciso: ridare dignità a un’area con una lunga storia - che conserva ancora le tracce fisiche e culturali della grande ondata migratoria dei meridionali negli anni ’60 - e dalle grandi potenzialità (e contraddizioni), ma sostanzialmente ignorata dai media.

NOLO_14410745_105916LA NASCITA DI UN NOME - "Il nostro quartiere non era minimamente considerato dai milanesi della Milano da bere”, esclama Francesco Cavalli, designer 43enne e uno degli ‘inventori’ del nome 'NoLo' insieme ai grafici dello Studio 'La Tigre' Luisa Milani e Walter Molteni. “Contrariamente a quanto è stato detto e scritto - continua Cavalli sorseggiando un bicchiere di vino rosso - dietro questa parola non c’è alcuna operazione commerciale. Né noi rivendichiamo la paternità di una parola. Semplicemente, abbiamo cercato di ridare consapevolezza a quest’area, che si trova a pochi chilometri dal Duomo e che ha sempre avuto una sua storia e una vita in continua definizione, anche se in tanti non se ne accorgevano. Come? Con un termine che la identificasse".

NOLO_14410753_105920DALL'ANONIMATO A FENOMENO MEDIATICO -  Certo è che la trovata ha funzionato. Tutti ne parlano, soprattutto sui social grazie alla nascita di alcune pagine Facebook. Le più recenti ‘Yolo in NoLo’ e ‘NoLo Social district’. E proprio su quest’ultima si è provato anche a tracciarne i ‘confini geografici’, che andrebbero da piazzale Loreto a Turro utilizzando la ferrovia come limite ‘naturale’ a ovest e via Leoncavallo a est, e inglobando viale Monza e viale Brianza. Uno spazio metropolitano preciso, insomma, ora ridefinito anche da una mappa su Google e che sfoggia i suoi nuovi “simboli”: su tutti il cinema Beltrade e il parco Trotter, accanto ai quali se ne sono aggiunti anche altri, dalla Salumeria del Design a Fantaspazio, da Talent Garden alla galleria Gigantic, giusto per citare quelli che hanno riscosso maggiore attenzione sui giornali. Nel mezzo uno strano vuoto. Come se tutto fosse cambiato con una sterzata improvvisa. “E’ questo il vero problema - ribadisce Cavalli - si è parlato, giustamente, di alcune cose, ma romanzando un po’ e facendo di 'NoLo' un ‘quadrilatero dei creativi’. Ma è una sciocchezza. Perché oltre alle gallerie d’arte e agli studi dei grafici c’è molto altro, e non potrebbe essere altrimenti in un’area di oltre 100mila abitanti”.

NOLO_14410754_105920UN PASSATO CHE NON PASSA -  Facendo un giro in zona si ha l’impressione di uno spazio nervoso, dove le botteghe artigiane e i bar di provincia si mescolano al profumo dei kebab, dei negozi multietnici, delle sartorie cinesi. E i palazzi sovraffollati convivono accanto a edifici storici come il civico 23 di viale Monza, sede delle Brigate Garibaldine e casa della Resistenza. E ancora: chiese evangeliche e moschee, osterie, mercati rionali, fruttivendoli che in centro non si vedono quasi più. Non manca anche qualche cimelio storico che resiste all’usura del tempo. Il panificio Storari di via Oxilia, per esempio, che dal 1965 è ancora un punto di riferimento per i milanesi. Lo stesso si può dire della sartoria Marsili di via Venini, a due passi da Piazza Morbegno, che una volta apparteneva al comune di Greco. E poi la babele delle facce sul bus 56, che attraversa ogni giorno via Padova e racconta storie quotidiane di conflitti e convivenza. “Prima di ‘NoLo’ esisteva un quartiere operaio di tram che portavano a Sesto - sottolinea Molteni -. Ecco perché è bene non confondere questo recente impulso di creatività, che pure esiste, con un mondo patinato di fighetti. ‘NoLo’ significa tante cose, è parte di un’anima molto più antica”.

NOLO_14410758_105936'NOLO' SUI SOCIAL -  Nella pasticceria Cova di Rovereto incontro i ragazzi di “NoLo Social district”, gruppo nato lo scorso gennaio su Facebook, e che ha inglobato anche altre associazioni come ‘Gli amici di Pasteur’ e i ’Residenti di Via Padova da Loreto al Ponte’. Sara Atelier 40 anni, project director nel campo dell'exhibition e retail, e Daniele Dodaro, di 29, ricercatore di Squadrati, sono i due amministratori della pagina. Dal 2010 hanno scelto di trasferirsi in viale Monza e spesso organizzano via social tavolate, biciclettate e brunch domenicali che coinvolgono decine di persone che vivono nello stesso quartiere. “Con questa pagina stiamo cercando di proporre un modello di socializzazione condivisa - spiega Sara - creando eventi e riscoprendo il piacere della vita paesana, che a Milano si è persa”. Per loro NoLo è un concetto dal quale partire, non un’etichetta da appioppare. “È importante il contenuto delle nostre proposte, non il contenitore - sottolinea Daniele - e infatti noi abbiamo solo unito una serie di associazioni che condividono le nostre stesse idee”.

NOLO_14410760_105937OLTRE I CONFINI DI 'NOLO' - Ma di 'NoLo' sente di far parte anche chi la vive poco oltre i suoi confini. Il bar Ligera si trova a due passi dal ponte ferroviario che fa da 'limes' tra il nuovo quartiere e via Padova. Nato nel 2007 sulle ceneri di un ristorante, si propone come spazio polivalente, è ricchissimo di eventi culturali e vanta una buona programmazione musicale. Federico Riccardo Chendi, 38 anni, è uno dei proprietari e fondatori del locale. Via Padova la conosce molto bene, tanto da averla raccontata in alcuni suoi libri. “Abbiamo investito in quello che era visto come un semplice ‘ghetto multietnico’ quando in pochi ci credevano”, dice. Il suo è un mondo di odori e contaminazioni popolari. La parola ‘ligera’ indica infatti la vecchia malavita milanese a spasso tra periferia e osterie, ma nel nome del suo locale non c’è nulla di provocatorio se non la volontà di riproporre un melting pot di sapori in un mondo contraddittorio. “Via Padova è un po’ come perdersi nei quattro angoli del pianeta - scrive Federico - a differenza di Londra, dove ognuno si organizza autonomamente. Ma solo chi ci vive ha la sensazione di non essere né Milano né in nessun altro posto”.

NOLO_14410733_105848E poi c’è chi ha scelto via Padova come sua dimora molto prima di 'NoLo' compiendo un gesto politico. Come Gianni Biondillo, scrittore milanese, che ha raccontato la città nei suoi gialli: “Cosa sono le periferie? - si chiede -. Non lo so con esattezza, anche perché alcune zone vetrina di Milano come Brera e via Montenapoleone una volta erano quartieri popolari. Se 'NoLo' serve a gettare un po’ di luce su quest’area ben venga, è un’idea simpatica, ma parliamo di un'area enorme e complessa, che non può essere facilmente definibile”. 

E in questo lungo fiume urbano dai mille affluenti si nascondono anche grandi ex complessi industriali trasformati in fucine interessanti dedicate all’arteAssabOne, al numero uno dell’omonima via, e a due passi da via Arquà, è un’associazione culturale nata nel 2002 in un’ex azienda grafica che oggi ospita numerose mostre di artisti italiani e stranieri. “Avevo tra le mani un colosso lasciatomi da mio padre negli anni ‘90 - racconta Elena Quarestani, responsabile dell’associazione - e per un momento avevo pensato di vendere, ma poi ho cambiato idea”. Da tempo AssabOne racconta la città con alcune iniziative molto legate all’idea del viaggio. “Questo è un quartiere multietnico - spiega Quarestani - che prende e restituisce, e noi abbiamo cercato di parlarne a modo nostro, immergendoci nei suoi colori e ben prima che se ne parlasse oggi”. Tra i progetti più interessanti ‘Angeli di Cimiano’, realizzato nel 2005: l’artista Peter Wuthrich ha attraversato i luoghi più frequentati del quartiere proponendo ai ragazzi di partecipare alla costruzione di un’opera d’arte che consisteva nel caricare un libro sulle spalle, facendone dei messaggeri alati di cultura e integrazione. Nel 2011 è stata la volta di ‘Ulysses’, un documentario tra i negozi di via Padova e dintorni durante il quale 12 donne e uomini di diverse nazionalità hanno letto alcuni versi del quinto canto dell’Odissea nella loro lingua madre immortalando le loro storie in alcuni video. 

NOLO_14410734_105848Non poteva mancare il mondo della moda. Cori Amenta, stilista e fashion designer siciliana vive in una piccola viuzza alle spalle di via Padova, non molto lontano da ‘NoLo'. Le sue calzature coniugano creatività ed eleganza, e sono state scelte da molte vip del mondo dello spettacolo. Negli anni Cori ha visto il suo quartiere cambiare, anche per via del boom edilizio, ma senza mai perdere la sua anima popolare. Ama moltissimo il suo studio, che ricorda l’interno di un trullo pugliese ed è addobbato da grandi specchi e tigri di peluche: “Qui mi trovo benissimo - dice -. Molti milanesi, anche miei colleghi, vivono solo la realtà del 'Quadrilatero' ma io, da siciliana, amo di più la vita paesana. E qui riesco a trovarla. Non ho bisogno di simboli: il mio lavoro parla per me.” 

NOLO_14410738_105902E, si potrebbe concludere, anche per chi ha deciso di abitare tra 'NoLo' e via Padova pur non avendolo scelto, ma imparando ad amare il suo ambiente con il tempo. È il caso di Patrizia Fiandanese, fotografa e freelance che da vent’anni lavora in uno studio che si affaccia sul Naviglio Martesana."'NoLo’? E’un'iniziativa molto interessante e piena di energie positive - dice -. Mi auguro possa interagire sempre di più con le realtà culturali della zona, che esistono da tanti anni e che fanno storia. Questa è una zona che ha infinite potenzialità - sottolinea - e la presenza di tanti stranieri è un grande arricchimento, anche perché è proprio la loro identità in continua evoluzione a sposarsi perfettamente con via Padova, che non tollera e accetta barriere e limiti concettuali. Resta ancora molto da fare, è vero, e certi problemi sociali non sono ancora stati risolti, ma io mi sento molto più sicura qui che in centro. Conosco ogni faccia, so come muovermi, parlo con tutti. Vivo nel mondo, e per me questo è il mondo”.

di GIUSEPPE DI MATTEO