Milano, 15 novembre 2017 - Scontri 1° maggio 2015, l'amministrazione comunale di Milano ha chiesto di essere parte civile nell'udienza preliminare, iniziata stamani, a carico di cinque anarchici greci e un italiano. Infatti, secondo quanto scritto nell'atto dall'avvocato Maria Rosa Sala, con la guerriglia durante il corteo "No Expo" (giorno di apertura dell'Esposizione Universale) è stato "arrecato un gravissimo danno all'immagine del Comune di Milano" anche "quale Amministrazione promotrice della Città in Italia e nel mondo".Nell'atto redatto dal legale sono elencate una a una tutte le spese sostenute da Palazzo Marino prima e dopo quei fatti che hanno "provocato un grande clamore mediatico" con la città messa "a ferro e fuoco".

Il Comune ha elencato gli "interventi in emergenza" che ha dovuto effettuare per "ripristinare l'immagine della città quale sede di Expo" come riparare le strade, "ripulire alcuni immobili", "sostituire i cartelli stradali", sostenere i costi per riparare semafori e lampioni, cestini e cassonetti, oltre all'organizzazione dell'evento del 3 maggio 'Nessuno tocchi Milano'  "per dare una testimonianza concreta della reazione costruttiva della comunità milanese".

I legali del Comune, inoltre, spiegano che le condotte dei 'no Expo' hanno danneggiato l'immagine di Milano anche in relazione alla "attività di promozione" della città svolta "per una spesa complessiva di almeno 8 milioni di euro nel periodo 2006-2011, oltre agli ingenti costi sostenuti in occasione di Expo 2015". Nell'elenco figurano i 700mila euro spesi per "pubblicazioni nelle principali lingue del mondo", "progetti di marketing" per 750mila euro, il sito internet 'Portale del Turismo', la partecipazione alle "principali manifestazioni fieristiche" con una spesa di "oltre 5 milioni". Oltre ai soldi spesi proprio "per la realizzazione" del sito espositivo, perché il Comune "ha finanziato la spesa di circa 160 milioni" e ha "cofinanziato la spesa di circa 600 milioni". L'udienza preliminare davanti al gup Ezia Maccora proseguirà il 31 gennaio. Ha chiesto di essere parte civile anche il Ministero dell'Interno.