Salvatore Ligresti

Milano, 16 maggio 2018 - Esce di scena in silenzio l’eterno “Rieccolo” della finanza italiana. Si è spento ieri sera in una clinica milanese a 86 anni Salvatore Ligresti, l’imperatore del mattone nella Milano da bere, poi protagonista dei salotti d’affari della capitale economica. Fondatore del gruppo assicurativo Fonsai, malato da tempo, le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi mesi. Ligresti è morto al San Raffaele. Ingegnere, originario della Sicilia, si era trasferito a Milano dove negli anni ‘80 si era costruito una fortuna dapprima come imprenditore immobiliare e poi attraverso partecipazioni e investimenti nelle maggiori società italiane. Negli ultimi anni non aveva più ricoperto ruoli operativi nel gruppo assicurativo, rilevato nel frattempo da Unipol, in seguito alle condanne a 6 anni per falso in bilancio e manipolazione del mercato per Fonsai a Torino e a 5 anni per aggiotaggio in relazione alla vicenda Premafin, società di cui è stato presidente onorario.

Ligresti è stato uno dei protagonisti dell’Italia del boom economico poi diventata l’Italia legata alla grande finanza, in particolare quella milanese. Nato a Paternò, in provincia di Catania, accrebbe la sua fortuna economica a Milano negli anni del boom dell’ediliziatra i Settanta e gli Ottanta reinvestendo i proventi delle attività di costruzioni in partecipazioni societarie di importanti aziende, da Pirelli a Gemina, da Sai a Mediobanca, grazie anche ai suoi rapporti con Enrico Cuccia. Protagonista dello scandalo delle cosiddette “Aree d’oro” nel 1986, nel 1992 don Salvatore, come era soprannominato, venne arrestato nell’ambito dello scandalo di Tangentopoli, accusato di corruzione per aggiudicarsi gli appalti per la costruzione della metropolitana di Milano e delle Ferrovie Nord. Nel carcere di San Vittore scontò 4 mesi. La condanna definitiva del 1997 comportò la perdita dei requisiti di onorabilità richiesti per ricoprire incarichi in Premafin e Fondiaria-Sai.

Nel 2012 viene aperta nei suoi confronti un’altra indagine per il reato di aggiotaggio in relazione a due trust esteri titolari del 20% di Premafin, riconducibili a lui; un secondo filone d’inchiesta riguarda la bancarotta delle holding immobiliari di famiglia. Il 17 luglio 2013 viene arrestato dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura di Torino per il reato di falso in bilancio e manipolazione di mercato. La magistratura ritiene che Ligresti, ai domiciliari a causa dell’età avanzata, abbia nascosto l’ammanco di 600 milioni di euro nel bilancio della compagnia assicurativa con 253 milioni di presunti dividendi ritenuti illeciti e distribuiti tra i componenti della sua famiglia. La ricostruzione del crac Fonsai fatta dalla procura di Torino è confermata dalla sentenza di primo grado del tribunale, che ad ottobre del 2016 condanna Ligresti a 6 anni per falso in bilancio. Altra sentenza di primo grado riguarda la vicenda Premafin: a fine novembre 2017 il Tribunale di Milano condanna l’imprenditore siciliano a 5 anni per aggiotaggio.