Una manifestazione contro la violenza sulle donne (NewPress)
Una manifestazione contro la violenza sulle donne (NewPress)

Milano, 9 ottobre 2019 - «Ha sottoposto  la famiglia a un regime di vita insostenibile e penoso fatto di botte, insulti e umiliazioni. E quando la moglie con i due figli aveva provato ad allontanarsi da casa, l’ha attirata con una scusa in un luogo appartato, l’ha picchiata e con la forza le ha sfilato i leggings e gli slip e l’ha violentata».

Non sono l’aggressione sessuale, ma anche minacce di morte alla donna: «ti taglio la gola t...» e pugni e calci nei confronti della loro bambina più piccola. La donna solo dopo anni è riuscita a trovare la forza di denunciare. E ieri l’ex marito è stato condannato a 7 anni di carcere. Lui è F.M, 35enne, finito a processo per violenza sessuale, estorsione, stalking e maltrattamenti aggravati. I giudici della quinta sezione hanno anche stabilito risarcimenti provvisionali per un totale di circa 50 mila euro nei confronti della signora e dei due ragazzi, di 16 e 7 anni, che si sono costituiti parte civile e assistiti dall’avvocato Lara Benetti. Il pm Giovanni Tarzia, titolare dell’indagine, aveva proposto una condanna a 7 anni e mezzo di carcere, chiedendo che non venissero concesse le attenuanti generiche visto che l’uomo non avrebbe mostrato alcun «segno di resipiscenza». Dall’inchiesta emerge un quadro di umiliazioni e offese quotidiane nei confronti di moglie e figli a partire dal 2009 fino all’aprile 2017. L’uomo, assistito dall’avvocato Eva Di Fonzio, era solito ubriacarsi poi si rivolgeva alla moglie dicendole: «Dammi i soldi che hai nel portafogli, io sto con te solo perché ho bisogno di qualcuno che mi mantenga»

E ancora: «appena torniamo a casa ammazzo te e tuo figlio, ti butto dal balcone». F.M è accusato di avere umiliato e picchiato anche il figlio maggiore della convivente, avuto da una precedente relazione. «Sei un ciccione, levati dal c...» gli avrebbe detto a volte prendendolo a calci e pugni. Al 35enne sono stati contestati anche gli atti persecutori. Dopo che la donna aveva provato ad allontanarsi dalla casa in cui vivevano insieme, le avrebbe telefonato con insistenza «innumerevoli volte durante il giorno e durante la notte», si sarebbe presentato sotto casa sua e poi l’avrebbe minacciata più volte dicendole, anche in presenza dei figli minori, che l’avrebbe ammazzata.