Cellulare spento per protesta: la rabbia delle scodellatrici “reperibili” delle mense di Milano

Manifestazione per il diritto alla disconnessione. La giungla dei subappalti e gli orari spezzatino: chiesto incontro a Milano Ristorazione

Le addette alle mense spegneranno il cellulare per protesta

Le addette alle mense spegneranno il cellulare per protesta

Milano, 27 marzo 2024 – Le numerose richieste di "incontro urgente" inviate a Milano Ristorazione sono rimaste finora senza risposta, mentre si sommano i problemi delle “scodellatrici“ e delle ausiliarie che lavorano nelle mense scolastiche a Milano, occupandosi di servizi appaltati a società esterne. Circa duemila persone, quasi tutte donne, con stipendi che vanno dai 600 ai 700 euro al mese per un orario part time. "Chiediamo condizioni di lavoro dignitose – spiegano alcune di loro, che preferiscono mantenere l’anonimato – il costo della vita a Milano aumenta ma da anni i nostri stipendi sono gli stessi e le condizioni sono peggiorate. Servirebbe un controllo sugli appalti, invece di puntare sempre al risparmio dei costi".

Alcune coordinatrici appoggiate dal sindacato di base Usb, che negli appalti di Milano Ristorazione conta circa 150 iscritti, hanno anche ideato un’inedita protesta, lasciando il telefono cellulare spento dopo le 14, al termine dell’orario di lavoro. "Per esigenze organizzative legate ai turni della giornata successiva dovevano essere raggiungibili fino alle 18 – spiega Gianfranco Besenzoni, responsabile legale di Usb Milano – ma l’azienda si è sempre rifiutata di pagare la reperibilità. Per questo, adesso, i telefoni restano spenti, perché non si può lavorare oltre l’orario senza aver alcun riconoscimento". Una protesta per il diritto alla disconnessione, messo sempre più a rischio dalle tecnologie. Ma questo è solo uno dei tanti problemi denunciati, nei servizi appaltati dall’azienda controllata da Palazzo Marino che gestisce le mense nelle scuole milanesi.

I dati

I numeri sono imponenti: 418 refettori serviti, in 151 primarie, 203 scuole d’infanzia comunali e statali, 56 secondarie di primo grado, oltre ad altre strutture. Una media di 83mila pasti somministrati ogni giorno. Oltre 830 dipendenti diretti, e un esercito di scodellatrici, ausiliarie e addette mensa (inquadrate con il Ccnl Turismo o il Multiservizi a seconda dei ruoli) fornite dalle ditte esterne che di volta in volta vincono le gare, con un corollario di battaglie sindacali per garantire diritti e tutele nella giungla degli appalti di enti pubblici o di società controllate. Problemi che si ripetono anche in altri settori, dai musei alle università, fino al caso dei vigilanti privati al Palazzo di giustizia. In una delle ultime lettere inviate alle società esterne e a Milano Ristorazione, il sindacato Usb denuncia "l’uso spropositato di contratti a termine anche tramite agenzie interinali" che tra l’altro impedisce alle lavoratrici di ottenere il “bonus mamma“ riservato alle dipendenti.

Contratti "di una settimana, di un mese o addirittura di un giorno con sospensioni durante le vacanze di Natale e Pasqua per non pagare la festività". Poi il ricorso spinto al subappalto, creando uno “spezzatino“ che si traduce in dumping contrattuale, peggioramento delle condizioni, perdite degli scatti di anzianità, problemi nelle buste paga fino al caso limite di una lavoratrice residente a Pavia che ogni settimana deve lavorare 10 ore per conto di una società e 15 per conto di un’altra cooperativa. "Ci sono lavoratrici che subiscono ricatti e preferiscono accettare per paura di perdere il posto – sottolinea Besenzoni –. Situazioni come questa sono insostenibili in una città come Milano e siamo pronti a procedere per le vie legali per far valere i diritti. Milano Ristorazione convochi un incontro per discutere sui problemi, altrimenti organizzeremo un presidio sotto la sede per far sentire la nostra voce".

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