Roberto Maroni
Roberto Maroni

Milano, 27 giugno 2020 - Il Gruppo San Donato deve aver particolarmente apprezzato l’operato di Roberto Maroni e Angelo Capelli in Regione Lombardia nel quinquennio compreso tra il 2013 e il 2018. Come si ricorderà, l’ex governatore leghista e l’ex consigliere regionale dell’allora Nuovo Centrodestra (Ncd) sono stati i protagonisti dell’ultima riforma della sanità lombarda, quella approvata dal Consiglio regionale ad agosto del 2015, poco meno di 5 anni fa, quella che aprì l’era post-formigoniana, quella alla quale ancora oggi ci si riferisce come la «riforma Maroni». In essa Capelli ebbe un ruolo tutt’altro che secondario perché ne fu il relatore, insieme al consigliere regionale della Lega, Fabio Rizzi, poi finito in manette. Proprio in queste settimane la svolta del 2015 è tornata al centro del dibattito. E per due motivi,che hanno finito col coincidere. Il primo ha a che fare con la risposta fornita dal sistema sanitario lombardo, così come ripensato da Maroni e Capelli, all’emergenza Coronavirus, una risposta ritenuta da più parti deficitaria. Il secondo motivo per il quale si è riacceso il dibattito sta nel fatto che la legge varata nel 2015 ha carattere sperimentale per 5 anni ed è quindi scoccata l’ora di decidere se e come deve essere adeguata. 

In sintesi, l’aspetto più dibattuto della riforma del 2015, anche alla luce di quanto accaduto nei mesi della pandemia, sta nell’ospedalizzazione della sanità lombarda, vale a dire nell’aver ulteriormente investito negli ospedali come epicentro del sistema, riconducendo ad essi anche la medicina territoriale. Tutti gli ospedali sono stati quindi trasformati in Aziende Sociosanitarie Territoriali (Asst) e dotati di un doppio canale: i ricoveri ospedalieri e le cure territoriali. Le aziende ospedaliere trasformate in Asst sono quindi diventate le interlocutrici obbligate per servizi quali l’assistenza domiciliare o le cure ai disabili. Un modello ospedalocentrico che in tempi di pandemia ha rivelato più di una fragilità e sul quale nei prossimi mesi, dentro e fuori il Consiglio regionale, si inasprirà il confronto tra la Giunta e i partiti di maggioranza, da un lato, e le opposizioni, dall’altro. 

Nel mezzo di tale congiuntura ecco che ieri il Gruppo San Donato, il primo gruppo ospedaliero privato d’Italia, ha comunicato di aver riservato sia a Maroni sia a Capelli un posto nel Consiglio d’amministrazione dei propri ospedali. Nel dettaglio, Maroni è stato nominato consigliere degli Istituti Clinici Zucchi, mentre Capelli, avvocato e titolare di uno studio legale, è stato scelto per il board degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi. Vale la pena ricordare che nel Gruppo San Donato c’è, da tempo, in qualità di presidente del Policlinico San Donato, Angelino Alfano, ex di Forza Italia e poi fondatore del Nuovo Centrodestra, il partito nel quale Capelli militò da consigliere regionale.

Per il resto tra «le nuove professionalità» delle quali il Gruppo San Donato ha deciso di avvalersi c’è «Augusta Iannini, vicepresidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali e già a capo dell’Ufficio Legislativo del ministero della Giustizia, che è stata nominata nel Cda del Policlinico San Donato e in quello dell’Ospedale SanRaffaele, insieme – si legge nella nota diramata ieri dal Gruppo ospedaliero privato – ai consiglieri Patrick Cohen, amministratore delegato del Gruppo AXA Italia e a Flavio Valeri, già amministratore delegato di Deutsche Bank Ag».

«Per il Consiglio di amministrazione della Casa di Cura La Madonnina entrano i consiglieri Ilaria Romagnoli, Head of Italy Wealth Management di Rothschild e Caterina Bima, notaio, consigliere di amministrazione di UniCredit Leasing, di ASTM Spa e di Fondazione Cassa Risparmio di Torino». Infine ecco Gianni Papa, «già direttore generale di Unicredit», che è stato nominato consigliere del consiglio di amministrazione dell’Istituto Clinico Villa Aprica, nonché del centro Resnati dell’ospedale San Raffaele.