I fratelli Stoppani di fronte alla storica vetrina di Peck
I fratelli Stoppani di fronte alla storica vetrina di Peck

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Milano, 23 febbraio 2021 - Amava spesso ricordare di quando era ragazzino e tornava a casa in bici e la mamma lavava la sua camicia bianca perché potesse essere pulita per andare a lavorare il giorno dopo. Si è spento Mario Stoppani, 81 anni, il grande artefice del mito Peck dagli anni ’70, il suo personale capolavoro in una Milano che aveva raggiunto da un paesino del Bresciano a soli 15 anni, assieme al fratello Angelo (che ne aveva 17), secondogenito di una famiglia con 7 figli e non benestante, deciso a cercare un mestiere nel posto dove si poteva fare fortuna. Se n’è andato nei giorni scorsi, salutato ieri a Santa Maria delle Grazie da tanta gente che aveva scelto e amato. Lasciando un sacco di ricordi, rammentati dal fratello Lino Stoppani, presidente nazionale Fipe: Mario che fa il garzone e dopo un paio d’anni, sempre con Angelo, apre un negozio, prima in via Montepulciano poi in Ponte Vetero; e che firma cambiali da pagare ogni mese ma si fa apprezzare dalla borghesia milanese per alcuni piatti della tradizione meneghina. Nel 1970 la grande affermazione, quando la famiglia Grazioli che per 3 generazioni aveva gestito il brand Peck cede il marchio e ad aggiudicarselo sono Mario e Angelo, a cui andrà ad aggiungersi il fratello Remo.

È l’affermazione del salotto della gastronomia di fascia alta. Mario aggiunge un’invidiata enoteca alla maison. E nel 2001, con i fratelli, ha la geniale idea di affidare ad uno chef di nome Carlo Cracco gli spazi di via Victor Hugo per aprire un ristorante poi premiato con 2 stelle Michelin. Fino al 2013, quando i fratelli Stoppani, dopo oltre 40 anni di attività, cedono Peck a Pietro Marzotto. Mario si dedica alla famiglia, ai figli, ai nipoti e alla moglie Franca che purtroppo perderà nel 2018. Ieri, l’omaggio di Pier Leone Marzotto: "Il nome di Mario Stoppani risuona come una leggenda non solo qui, da Peck, ma in tutto il mondo eno-gastronomico". E il ricordo affettuoso del fratello Lino: "Aveva fatto solo le elementari ma sapeva fare di tutto. Come tanti giovani della generazione degli Anni ’40, si era trovato in un’Italia da ricostruire e ha fatto il suo dovere. Aveva una lungimiranza incredibile unita ad un’umanità rara, come tutte le persone nate e cresciute in condizioni non facili. Mi ha insegnato il rispetto del prossimo e la capacità di reagire agli eventi con il sacrificio". E aggiunge un aneddoto personale riferitogli dai genitori. Mario che torna a casa in bici dopo il primissimo giorno da garzone e chiede della mamma. Il papà risponde: "È in ospedale perché è nato un altro fratellino". Lino lo ricorda commuovendosi: "Quel fratellino ero io".