Le sponde del Ticino hanno bisogno di cure

Dopo l’ultima ondata di piena che le ha in parte erose, c’è stato un sopralluogo dell’Agenzia per il Po e dei tecnici del Parco

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di Graziano Masperi

L’ultima piena ha mangiato almeno un paio di metri di sponde. La preoccupazione è tanta al Ticino, in località Castelletto di Cuggiono, dove la domanda sorge spontanea. E se ne dovesse arrivare un’altra? Ieri mattina i sindaci di Cuggiono Giovanni Cucchetti e di Robecchetto con Induno Giorgio Braga hanno eseguito un sopralluogo insieme ai tecnici del Parco del Ticino e di Aipo, l’agenzia interregionale per il fiume Po. Il problema è noto da anni ed è stato denunciato con forza da Andrea Azzimonti, un residente che vive proprio nei pressi del fiume. Pochi giorni fa le piogge abbondanti hanno alzato notevolmente il livello del fiume. Una piena che ha eroso ulteriormente le sponde sul lato lombardo.

"La situazione non è più tollerabile – ha detto Andrea Azzimonti – se dovesse arrivare un’altra piena il fiume sfonderebbe il terreno causando danni micidiali. Non c’è più tempo da perdere, bisogna intervenire subito". E così ieri mattina c’erano anche i due sindaci interessati. "Noi sindaci siamo anche responsabili delle criticità del nostro territorio", ha detto Cucchetti. Ma quando è nato il problema? Anni fa vennero realizzate delle difese spondali lungo la destra idrografica del fiume, quindi in territorio piemontese. Se in precedenza il Ticino tirava dritto verso valle, con la difesa si è visto costretto a deviare verso la sponda sinistra, quella lombarda, creando una ellissi che, nel corso degli anni, ha eroso le sponde.

Un contadino che lavora i campi proprio in quell’area si è detto convinto che, nel corso degli anni, il Ticino si è divorato oltre 70 pertiche di terreno. "Il fiume si è spostato da questa parte in virtù di alcuni interventi realizzati sulla sponda piemontese – conferma Braga, primo cittadino di Robecchetto – È nostro dovere, al punto in cui ci troviamo, difendere le realtà agricole ed economiche dei nostri comuni che rischiano grosso con un’altra eventuale piena". Azzimonti è uno dei proprietari terrieri che rischiano di vedersi portare via le loro proprietà dalla forza del fiume. Cosa fare? Fulvio Caronni, responsabile del settore vegetazione e boschi del Parco del Ticino e presente al sopralluogo di ieri mattina, spiega che da anni l’ente Parco monitora la situazione e ha realizzato uno studio sulle piene del fiume nel corso degli ultimi 50 anni.

"Abbiamo lanciato una proposta ad Aipo che sarà l’agenzia che dovrà materialmente intervenire – ha spiegato il tecnico – ed è quella di intervenire sul sistema fluviale". L’opinione generalizzata è che predisporre delle difese localizzate non risolverebbe il problema. Si dovrà poi coinvolgere la Regione Piemonte e magari sedersi attorno ad un tavolo per trovare una soluzione condivisa tra tutti gli enti preposti. Nell’immediato c’è poi il discorso sicurezza perché la zona è frequentata da camminatori, escursionisti, bikers che potrebbero correre un serio pericolo imbattendosi in terreni a rischio crollo. Sono state sistemate delle transenne nei punti critici in maniera da mettere in guardia i frequentatori della zona.

Negli ultimi giorni il livello del fiume si è abbassato, con l’interruzione delle precipitazioni. Ma non si può escludere che prossimamente torneranno le piogge. Ci troviamo in una zona di pericolo, quindi verrà probabilmente precluso il passaggio alle biciclette e agli escursionisti lungo i sentieri. "Sono felice che gli enti interessati abbiano preso in carico il problema – conclude Azzimonti – l’auspicio è che finalmente si arrivi a formalizzare un progetto sul quale lavorare per il bene di tutti".

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