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26 feb 2022

Milano, gang del lusso nel Salotto: "Per l’abbigliamento è facile qui..."

Banda di ladri mongoli smantellata dai carabinieri: a capo marito e moglie con base a Crescenzago

26 feb 2022
nicola palma
Cronaca
Uno dei ladri "immortalati" dalle telecamere durante il furto in una boutique di lusso
Uno dei ladri "immortalati" dalle telecamere durante il furto in una boutique di lusso
Uno dei ladri "immortalati" dalle telecamere durante il furto in una boutique di lusso
Uno dei ladri "immortalati" dalle telecamere durante il furto in una boutique di lusso

Milano, 27 febbraio 2022 - «Per l’abbigliamento è facile da noi, in Italia. Fa ridere gli esperti". È il 3 luglio 2020, e Irina Dolood, cinquantunenne originaria della Mongolia, sta parlando al telefono con una connazionale. In una telefonata, la donna descrive in sostanza la sua vita da coordinatrice di ladri seriali e racconta di altre batterie che fanno lo stesso in altri Stati europei (dalla Spagna alla Svizzera, dalla Svezia alla Norvegia). Vale la pena trascrivere una parte della conversazione per farsi un’idea: "Quando vengo, uso il passaporto mongolo e affitto l’appartamento senza coinvolgerti", dice l’interlocutrice. "Qui prendo l’abbigliamento perché non ha antitaccheggio. La sicurezza misura la temperatura dei clienti", replica Dalood parlando di Milano, città dove ha messo in piedi una sorta di base operativa insieme al marito Ikhaguasuren Baatad, in un appartamento di via Giuba a Crescenzago.

Proprio lì dove venti giorni dopo si presenteranno i carabinieri della Compagnia Monforte per effettuare una perquisizione, su input dei colleghi del Nucleo operativo della Compagnia Roma Centro: ci troveranno una coppia di orecchini pendenti con pietre rosa e verdi, due collane con pietre di vari colori e un bracciale, tutta refurtiva sparita un mese prima dalla profumeria Mazzolari di corso Monforte angolo San Babila. Ieri i militari capitolini, che hanno indagato per più di un anno sulla coppia di presunti predoni del lusso e sui loro complici, hanno chiuso il cerchio: per ora in manette è finito solo il capo Bataad, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Paola Della Monica su richiesta del pm Fabio Santoni; gli altri quattro (compresa Dolood) sono ancora ricercati, e con ogni probabilità si trovano tutti nel loro Paese di origine, lo Stato della steppa incastonato tra Russia e Cina.

L’indagine scatta il 29 novembre 2019 nella Capitale: quel giorno, due mongoli di 36 e 51 anni vengono arrestati in flagranza dopo aver rubato due borse da tremila euro in una boutique Louis Vuitton. Per portare via la merce, scoprono i carabinieri, hanno utilizzato una busta schermata che ha impedito l’attivazione delle barriere acustiche anti-taccheggio. I militari intuiscono che non si tratta di un colpo isolato, ma che probabilmente i ladri sono parte di un’associazione criminale che pianifica i raid su commissione e utilizza gli "operativi" per metterli a segno.

I primi riscontri arrivano su un blitz andato in scena qualche ora prima, alle 13.15, nella boutique Versace di piazza di Spagna: le telecamere hanno ripreso i due che si sono portati via una borsa da 2.360 euro, sono gli stessi di Louis Vuitton. Pian piano, gli investigatori ricostruiscono la composizione dell’intera banda, e in questo modo riescono a ricondurre alla stessa mano pure il furto dell’8 luglio 2019 nel negozio Louis Vuitton di piazza degli Strozzi a Firenze e quello del 10 da Gucci in via Condotti a Roma. Finita? No, perché dalle intercettazioni telefoniche, avviate il 22 giugno 2020, gli investigatori scoprono l’attività "milanese" del gruppo, altrettanto consistente. Il dialogo tra i coniugi Bataad e Dolood è estremamente chiaro, secondo il giudice: il marito dice di essere in centro con un altro uomo e di aver preso di mira prima la Rinascente di piazza Duomo e poi un negozio di borse "che non ha le colonnine anti-taccheggio". "Nel negozio Massimo Dutti si può staccare con il gancio", gli suggerisce la moglie, facendo riferimento al negozio in Galleria Vittorio Emanuele.

E ancora: "Non siete andati da Coin? Non sei andato al negozio dove prendevamo i braccialetti", la mappa inconsapevolmente dettata a chi sta ascoltando. Nell’estate 2020, i due meditano di "svendere" tutto quello che non sono ancora riusciti a piazzare sul mercato; ed è in quel momento che il pm decide di disporre la perquisizione in via Giuba. Oltre ai gioielli rubati da Mazzolari, i militari trovano una scatola chiusa con nastro da imballaggio: all’interno ci sono due borsette da donna Emporio Armani, un portafogli da donna Fossil, una borsa Max Mara, un impermeabile Armani Exchange, quattro abiti da donna e due impermeabili Ralph Lauren, un completo da uomo Conbipel (portato via da uno store di San Giuliano Milanese), una camicia Intrend e due felpe Versace. Valore totale: più di tremila euro. Il controllo fa scattare l’allarme rosso nella gang: "Ci ha rovinati – dice Dolood, incolpando una donna di averli denunciati alle forze dell’ordine –. Segnalerà tutti. Ha segnalato dove abbiamo depositato la merce. Hanno controllato e hanno portato tutto in caserma".

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