REDAZIONE MILANO

La bottiglia di vodka e il raid nel parco. La ragazza abusata conferma l’accusa

Una diciannovenne conferma di essere stata violentata dopo aver accettato una sfida a bere una bottiglia di vodka. Il presunto aggressore, un calciatore dilettante romeno, nega le accuse.

Una diciannovenne conferma di essere stata violentata dopo aver accettato una sfida a bere una bottiglia di vodka. Il presunto aggressore, un calciatore dilettante romeno, nega le accuse.

Una diciannovenne conferma di essere stata violentata dopo aver accettato una sfida a bere una bottiglia di vodka. Il presunto aggressore, un calciatore dilettante romeno, nega le accuse.

Prima la sfida a bere tutta la bottiglia di vodka. Poi le molestie pesanti. E infine la "nebbia totale", perché la forte ubriacatura le ha provocato uno svenimento. La diciannovenne ha confermato davanti al gip di Milano Alberto Carboni ciò che aveva già raccontato mesi fa, quando aveva denunciato di essere stata violentata nell’area verde Wanda Osiris di via Veglia, riconoscendo come il suo aggressore Stanislav B., venticinquenne operaio romeno e calciatore dilettante in Serie D nella Vogherese. Sentita con la formula dell’incidente probatorio, su istanza del pm Rosaria Stagnaro che ha coordinato le indagini degli investigatori della Squadra mobile, la ragazza, che è sempre stata ritenuta credibile, ha ancora una volta dato la sua versione di quanto accaduto nella notte tra il 22 e il 23 ottobre 2023. Ha spiegato di essere uscita di casa dopo una lite con i genitori, di essersi diretta in un parco vicino a casa in zona Niguarda e di essere stata avvicinata da un giovane che mai aveva visto prima.

Dopo una breve conversazione, lui, che le aveva confidato di essere originario dell’Ucraina, ha lanciato la sfida: "Se bevi tutta la bottiglia di vodka, ti regalo 5 euro". Lei, già stordita, ha accettato e ha finito la bottiglia. Poi sarebbe aggredita dall’uomo (che anche ieri ha riconosciuto), che avrebbe abusato di lei costringendola a un rapporto sessuale. Quindi il black-out: da quel momento in poi, non ha più ricordi in quanto è in pratica svenuta.

Per la vicenda, lo scorso gennaio, il calciatore era finito in carcere, su disposizione dello stesso giudice Carboni, ma poi era stato liberato in quanto gli esiti del test del dna avevano escluso che fossero sue le tracce genetiche repertate sulla diciannovenne. Che nelle ultime ore ha confermato il suo racconto, totalmente diverso da quello del venticinquenne, che ha sempre respinto le accuse.