Il signor N e il modulo respinto 7 volte

Un impiegato ostacola ripetutamente un uomo nell'ottenere la partita IVA, causando frustrazione e confusione. Dopo numerosi tentativi, l'uomo corregge un errore minore e finalmente ottiene il documento.

Negri

impiegato aveva un potere perentorio e pernicioso: stava rimandando al signor N., per la settima volta, una richiesta di partita Iva. “C’è un errore nella compilazione”. “Scusi, quale errore?”. Si era ancora negli anni di carta e molta di questa viaggiava per posta pneumatica dallo sportello a un misterioso ufficio del terzo piano. L’impiegato aveva occhiali con montatura di ferro e una zazzera color sale e pepe. Il signor N. al primo rifiuto, fu liquidato senza spiegazioni e dovette rifare da bravo la fila. “Mi è stata rimandata indietro la domanda...”. “Vede? C’è un errore nella compilazione”. “Ho capito. Ma quale, scusi?”. L’impiegato allargò le braccia: “Ha scritto bene il suo codice fiscale?”. Certo che l’aveva scritto bene, il codice, si disse il signor N. Lo sapeva a memoria. Ma la richiesta, rispedita, era stata rimandata ancora indietro. “Non so che dire. Errore nella compilazione: deve rifare la richiesta” cantilenò l’impiegato, scuotendo la zazzera. Per sette volte il mittente rifece il tragitto, con incredulità e disperazione crescente. “Ci risiamo. Errore nella compilazione. Senta, ma lo sa almeno che ore sono?”. Potevano essere anche 57 passate, ore da elefanti. Il signor N. era confuso. L’impiegato adesso guardava il mittente quasi con simpatia. Era la settima volta che se lo trovava davanti. “Se si potesse parlare col terzo piano...” azzardò il signor N., supplice. “Col terzo piano non riusciamo a parlare nemmeno noi, figuriamoci...”. Così il signor N. ricompilò il modulo per l’ottava volta mentre gli occhi gli si inumidivano di lacrime. Ma poi si diede del pirla. Era davvero colpa deI codice fiscale, anzi colpa sua! “Ma sì, vuoi vedere che quello zero viene letto come una lettera O? O viceversa?”. Corresse con trepida attenzione, consegnò. La richiesta vivaddio tornò dal terzo piano coi timbri giusti. Il tempo aveva ripreso a scorrere, fuori c’era ancora Milano. Il giorno dopo, passando in auto per via Comun Nuovo, il signor N. scorse sul marciapiede, una zazzera familiare: proprio quella dell’impiegato allo sportello. Se ne stava fermo sotto un orologio pubblico. All’orologio mancava la lancetta delle ore.

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