Raffaele Rullo e la madre Antonietta Biancaniello; a destra Andrea La Rosa
Raffaele Rullo e la madre Antonietta Biancaniello; a destra Andrea La Rosa

Milano, 9 aprile 2019 - Finisce con la pubblica accusa che chiede l’ergastolo per tutti e due, madre e figlio. E finisce con lei, Antonietta Biancaniello, la mamma, che nel silenzio dell’aula si lascia cadere platealmente sul banco degli imputati dov’è seduta, scoppiando in lacrime come se davvero si aspettasse qualcosa di diverso mentre il figlio Raffaele Rullo, al suo fianco, resta immobile con lo sguardo fisso verso il basso com’è stato per tutta la durata della lunga requisitoria.

Per il pm Maura Ripamonti e il procuratore aggiunto Eugenio Fusco non c’è dubbio che siano responsabili entrambi dell’omicidio di Andrea La Rosa, ex calciatore di 35 anni, amico di Rullo, ucciso nel novembre di due anni fa per portargli via il denaro, per alcune migliaia di euro che lui aveva messo insieme per un affare da concludere con Raffaele. In aula la donna, 60enne, ha tentato di convincere la Corte d’assise di aver fatto tutto da sola, spaventata da certe «minacce» ricevute da La Rosa (che in realtà nemmeno conosceva) indirizzate a lei e alla sua famiglia.

E per proteggere suo figlio, si sa, lei era pronta a tutto. Anche a stordire quel poveretto con i sonniferi sciolti in una bibita, a portarlo in cantina, tagliargli la gola con un coltello, infilarlo in un bidone e buttargli addosso dell’acido. Tutto da sola.

Si vedrà se i giudici le crederanno, la Procura no di certo. «La madre - spiega il pm Ripamonti - segue il figlio in tutte le sue follie ed era disponibile ad assumersi tutte le responsabilità anche se lo fa in maniera maldestra e le sue versioni non reggono. C’è una frase che riassume tutta questa storia ed è quella che pronuncia Antonietta alle nipoti durante un colloquio in carcere, sollecitata dalle ragazze ad aiutare Raffaele: “Come ogni volta, lo tirerò fuori io”».

Del resto tra loro funzionava così, ripete il pm, il figlio progettava gli omicidi e alla mamma toccava il lavoro sporco. Prima di colpire La Rosa («un delitto atroce», dice il procuratore aggiunto Fusco) la strana coppia era entrata in azione per togliere di mezzo Valentina Angotti, moglie di Raffaele e nuora di Antonietta, omicidio mancato di poco che i due, secondo l’accusa, tentarono di far passare per suicidio.

La colpa della donna, al corrente di certe truffe sulle auto con cui il marito Rullo arrotondava lo stipendio, era quella di stargli troppo con il fiato sul collo. Del resto la coppia si reggeva su uno strano equilibrio: lui aveva più storie con altre donne e relative spese («una second life sui social», per Fusco), ma lei pure lo tradiva da tempo e gli rimproverava duramente certi prelievi dalla cassetta comune dei soldi che tenevano in casa. Così, stando al pm Ripamonti, lui prima decise di liberarsi di Valentina e poi stipulò anche un’assicurazione sulla vita di lei da 150mila euro cominciando a somministrarle di nascosto psicofarmaci. Ma il giorno stabilito toccò al solito alla mamma tagliare le vene ai polsi della nuora, che però fortunatamente si salvò.