Paolo Plona, Rsu dell'azienda Verti (Spf/Ansa)
Paolo Plona, Rsu dell'azienda Verti (Spf/Ansa)

Cologno Monzese (Milano), 18 novembre 2021 - Dopo quasi due anni di lavoro da casa, in remoto, i lavoratori oggi, giovedì 18 novembre, si sono ritrovati a centinaia nel cortile della sede di via Volta. Non per riprendere in presenza ma per dare inizio a una difficile trattativa sindacale dopo che Verti Assicurazione ha dichiarato 325 esuberi e un piano di esternalizzazione dell’intera struttura di produzione contact center e back office, oltre a una considerevole riduzione di tutti gli altri reparti, nessuno escluso.

Al quadro drammatico si aggiunge l’accelerazione dei processi di automazione e digitalizzazione dei reparti superstiti. “È inaccettabile e vergognoso che ancora una volta, come nel 2016, la compagnia decida di buttare sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie gli esiti fallimentari delle proprie scelte imprenditoriali”, hanno commentato in modo unitario i sindacati Fisac Cgil, First Cisl, Fna e Uilca. Solo cinque anni fa, quando l’azienda si chiamava ancora Direct Line, avevano vissuto lo stesso copione: una situazione analoga aveva dato come risultato l’esodo “volontario” di circa 200 persone.

"Se mettiamo in fila gli eventi, abbiamo il gruppo spagnolo Mapfre, di cui Verti fa parte, che rilevò Direct Line nel 2015 con circa 900 dipendenti. Dopo due anni la riduzione a 600 circa e ora si vorrebbe una "struttura snella" di 290 persone", spiega Paolo Plona della Rsu. L’età media dei dipendenti di Verti è 47 anni, con una fortissima presenza femminile. Moltissimi i part time, molti coniugi impiegati nella stessa azienda e che hanno ricevuto entrambi la comunicazione di esubero. "Sono presenti anche lavoratori fragili o invalidi, non risparmiati dalla ristrutturazione – sottolineano Patrizia Pierri e Alessia Maioli -. Solo questi dati danno l’idea della gravità della situazione e del dramma che molti colleghi stanno già attraversando. L’azienda fa cassa sui dipendenti, senza neanche proporre delle strade più morbide, come l’avvio degli ammortizzatori sociali".

Due turni di assemblea per illustrare le fasi di un percorso, che si prevede lungo. "Per ora Verti non sembra voler fare un passo indietro. Siamo pronti a tre mesi duri, anche di azioni collettive per dire no a questa mannaia", annunciano in coro i dipendenti. La vicenda colognese si inserisce nella complessa fase del rinnovo del contratto collettivo nazionale del settore. "Dall’inizio della pandemia, tutti i lavoratori hanno messo a disposizione la propria abitazione e propri mezzi personali per proseguire in remoto l’attività lavorativa. Non solo nulla è stato riconosciuto per gli sforzi profusi ma proprio ora, nel contesto di una situazione ancora per tanti aspetti difficile, l’assicurazione "sempre avanti", come recita lo slogan della compagnia, procede con il più vecchio dei metodi: gli esuberi", commentano le segreterie di tutte le sigle sindacali che si sono già attivate, chiedendo un incontro urgente all’azienda.