L’intervento dei vigili del fuoco nello stabile di piazzale Libia a Milano
L’intervento dei vigili del fuoco nello stabile di piazzale Libia a Milano

Milano, 22 settembre 2020 - Nove giorni dopo quel boato che alle 7.15 di sabato scorso ha squarciato il silenzio di Milano. E cominciano a prendere corpo i primi dubbi sull’ipotesi che l’esplosione avvenuta in piazzale Libia, al civico 20 sia frutto solo di un banale, quanto gravissimo, incidente. Che l’innesco dello scoppio sia dovuto a un semplice malfunzionamento dell’impianto del gas, più precisamente - si è ipotizzato - a una saturazione non segnalata dall’additivo che si mette artificialmente per dare il classico odore aspro. Per ora la relazione dei vigili del fuoco non ha chiarito tutti gli aspetti dell’innesco dello scoppio e nemmeno l’eventuale motivo del malfunzionamento dell’impianto e dei mancati controlli. Motivo per il quale il pm Mauro Clerici ha ritenuto necessario nominare un tecnico e un ingegnere che faranno oggi un sopralluogo più approfondito dell’appartamento sigillato da allora. Solo dopo, ha spiegato il pm, si potrà avere qualche certezza in più sulla dinamica e sulle cause.

Intanto il giovane Adam Serdiuchenko, 30 anni il 28 ottobre, ferito nello scoppio, residente nell’appartamento esploso dal cui impianto sarebbe partito l’innesco, resta in gravissime condizioni, intubato, con ustioni sull’80% del corpo. "Il giovane era fermo all’interno dell’abitazione, sotto choc per il dolore – ha raccontato un soccorritore –. Adam aveva ustioni su braccia e gambe, non sul volto e sul torace, almeno per quello che ho potuto vedere in quel monolocale invaso dal fumo e dalle fiamme: l’ho portato sul pianerottolo per metterlo in salvo. Ha chiesto di moglie e figlia - ha aggiunto - ma all’interno del monolocale non c’era nessuno". Dai suoi profili social, sui quali è molto attivo, si legge la solidarietà dei colleghi.

Adam da qualche mese aveva avuto l’incarico di chef de rang al Martini Bistrot di corso Venezia 15, locale che sorge di fianco alla boutique di Dolce&Gabbana, come responsabile della sala. Ora la speranza di amici e colleghi è che possa superare questa fase drammatica della sua vita. Decisamente meno gravi le condizioni degli altri nove feriti dello scoppio, alcuni dei quali sono stati portati in ospedale solo per motivi precauzionali o perché in stato di agitazione dopo la terribile deflagrazione. Le uniche due portate in codice giallo al pronto soccorso del Policlinico sono state una settantaseienne, particolarmente scossa dall’esplosione, una donna di 56 anni che ha riportato un trauma cranico e una contusione alla caviglia sinistra e una ragazza in gravidanza. In verde al San Paolo, invece, altre due persone ferite lievemente.