Carcere
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Milano, 25 maggio 2020 - Anziano e malato, vorrebbe andare ai “domiciliari“ per motivi di salute. "Ma se se mi danno un permesso - diceva in un colloquio registrato in carcere - me ne vado in Spagna..." Il trapanese Leonardo La Grassa, 72enne ex narcotrafficante, più di vent’anni trascorsi dietro le sbarre, attualmente è nel carcere di Opera in custodia cautelare. Per l’accusa sarebbe il mandante dell’omicidio di Donato Carbone, il 63enne ex imprenditore edile freddato a ottobre con otto colpi di pistola davanti al box di casa a Cernusco sul Naviglio, alle porte della metropoli. 

Un delitto secondo la Procura legato all’usura, che sarebbe stata la vera attività della vittima. La Grassa, che conosceva Carbone da sempre, per farlo fuori avrebbe assoldato il killer Edoardo Sabbatino, pregiudicato bresciano in trasferta, che avrebbe portato a termine la vendetta, forse legata a qualche affare andato male. Un mese fa, però, La Grassa, che è ancora in attesa del primo processo, tramite i suoi legali ha chiesto al gip di essere ammesso agli arresti domiciliari per motivi di salute, resi più impellenti dal rischio di contagio legato al virus.

Richiesta che il giudice milanese ha respinto non ritenendo le condizioni di La Grassa gravi al punto di fargli meritare la misura alternativa al carcere. Lui però non sì è dato per vinto e ha impugnato l’ordinanza di diniego del gip davanti al tribunale della libertà. Ed è in quella sede che la Procura ha depositato la trascrizione di un colloquio avvenuto in carcere un settimana prima di Natale tra La Grassa e altre due persone nella sala colloqui.

"Se mi fanno uscire, che mi danno un permesso, me ne vado in Spagna". "Dove vai?" chiedeva l’interlocutrice . E lui: "Spagna, Spagna". E l’altra: "Ma dove devi andare (...inc..) ma vedi di stare (...inc...) gli sembra che quando esce, esce libero e puoi andare dove vuoi!". E La Grassa allora: "No, sto dicendo, se fossi libero in generale me ne andrei in Spagna ". Comunque sia , davanti ai giudici del tribunale della libertà la difesa La Grassa ha depositato una consulenza tecnica che conclude per l’incompatibilità della permanenza in cella dell’indagato. Per la Procura, che ha dato parere contrario ai “domiciliari“, dalla relazione medico legale non emergerebbe però alcun aggravamento delle condizioni di salute dell’uomo. Che fra l’altro, sostiene la pubblica accusa, essendo in cella ad Opera in isolamento, non correrebbe neppure particolari rischi di contagio. Nel dubbio, i giudici hanno deciso di incaricare un loro perito medico legale che dovrà accertare le condizioni di salute del presunto mandante dell’omicidio con la passione per la Spagna.