La battaglia di Silvia Stoyanova per il diritto di concerto: “Niente recinti, ma show accessibile a tutti e sicuro”

La petizione ha raggiunto oltre 41mila firme. La 35enne di Milano, esclusa dal concerto di Taylor Swift nonostante abbia acquistato un biglietto “vip”, ora partecipa ai tavoli tecnici del ministero

«Non vogliamo recinti: un concerto accessibile a tutti è possibile, in tutta sicurezza". Continua la battaglia di Silvia Stoyanova, la 35enne di Milano esclusa dal concerto di Taylor Swift a San Siro, nonostante abbia acquistato un biglietto “vip“: con la sedia a rotelle non si può. A luglio aveva lanciato una petizione per chiedere più posti e più attenzione per le persone con disabilità ai concerti, raccogliendo oltre 41mila firme. Da novembre partecipa ai tavoli tecnici, promossi dalla ministra Alessandra Locatelli, per migliorare l’accessibilità agli eventi e agli spettacoli. Con lei c’è Simona Ciappei, che aveva aperto la pagina “Sotto il palco anch’io“, ci sono le associazioni e gli organizzatori degli eventi. "Ringrazio la ministra per l’invito, speriamo che questi incontri portino a una svolta e a risultati concreti – racconta –: con Simona stiamo portando al tavolo anche buone pratiche, che sono già realtà all’estero".

Davanti ai suoi occhi il video del live di Melbourne, con Daisy, una bimba sulla sedia a rotelle, al suo primissimo concerto: balla con la sua accompagnatrice ascoltando Taylor Swift, nel parterre. "La sua postazione è al livello di tutti gli altri, può uscire e gironzolare in mezzo alle altre persone. Ho pianto per la gioia di vedere una bambina così felice – confessa Silvia –. C’erano più di 90mila persone, ma era libera, era sicura". Silvia ha contattato subito la mamma di Daisy, Libby, "per farle capire cosa quel video significasse per noi: questo è vivere un concerto". «È stata un’esperienza bellissima", le ha confermato Libby, che appena ha visto le foto delle piattaforma per disabili ai concerti di San Siro si è rattristata parecchio. E si è pure indignata: "Vorrei potervi aiutare da qui".

"Il sorriso di Daisy deve essere d’esempio per noi – sottolinea Silvia –: la sua postazione era vicina al palco e non era l’unica, ce ne erano parecchie dislocate in più punti. Alcuni giorni prima lo stadio invita le persone con disabilità a una visita, per familiarizzare col posto senza la ressa". Con Simona ha portato sul tavolo le linee guida americane, molte proposte ("come più postazioni in diversi punti per venire incontro alle difficoltà motorie delle persone, che magari non riescono a ruotare il collo") e le testimonianze di altre persone con disabilità, come quella di Claritsa, che aveva già comprato un biglietto per Taylor Swift e nel frattempo ha avuto un incidente: è sulla sedia a rotelle, non vorrebbe rinunciare a quel momento di distrazione, "che per molti di noi è vita", o di Alessandra, rimasta fuori dal concerto di Ed Sheeran perché "le date di prenotazione per disabili erano poco chiare", come già accaduto a Silvia: "Aprano lo stesso giorno per tutti".

"Invitiamo altre persone a contattarci, per fare sentire le nostre voci", l’appello della 35enne, che ha aperto la pagina ’Un posto per Silvia’. "Siamo contenti che tutti abbiano a cuore la nostra sicurezza – conclude –, ma questa parola non deve essere utilizzata per giustificare le carenze: solo 100 posti su 60mila ’per sicurezza’, divisi dagli altri ’per sicurezza’. L’iperprotezione rischia di rafforzare barriere proprio in quegli eventi di gioia e condivisione dove persone normodotate e disabili potrebbero cantare insieme, stringere amicizie, evitando discriminazioni".

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