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24 mag 2022

Di Pietro, Albertini e il nodo giustizia

L’ex pm di Mani pulite: "Altro che referendum, il vero problema sono i tempi lunghi dei processi"

24 mag 2022
sandro neri
Cronaca
Antonio Di Pietro. L’ex pm simbolo di Mani Pulite oggi lavora come avvocato A destra: Gabriele Albertini ex sindaco di Milano
Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro. L’ex pm simbolo di Mani Pulite oggi lavora come avvocato A destra: Gabriele Albertini ex sindaco di Milano
Antonio Di Pietro

Milano - Prima l’anniversario della strage di Capaci, costata la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della scorta: «Solo due elementi possono fermare l’azione di un magistrato: un altro magistrato o chili di tritolo». Poi i trent’anni dell’inchiesta Mani Pulite: «In realtà non iniziò a Milano nel 1992, ma l’anno prima, a Palermo, grazie alle indagini dei carabinieri del Ros: la famosa inchiesta mafia e appalti nota anche a Paolo Borsellino». Infine, l’iconica espressione «l’ingegnerizzazione della corruzione» coniata per suggellare i complessi retroscena del caso Serravalle, dal nome della società che gestisce e possiede l’autostrada Milano-Liguria, ricostruito da Gabriele Albertini nel suo volume «Rivoglio la mia Milano»: «Oggi per corrompere non serve più nemmeno il denaro, il sistema si è ingegnerizzato», chiarisce Antonio Di Pietro a confronto, l’altra sera a Bergamo, proprio con Albertini, nella serata offerta dai Rotary all’ex senatore, eurodeputato e sindaco di Milano ai tempi della vicenda conclusa recentemente con una condanna in via definitiva dell’ex giunta provinciale guidata da Filippo Penati. «Non convinto delle scelte di quella giunta - ricorda Albertini - mi ero rivolto a Francesco Saverio Borrelli, Gerardo d’Ambrosio e, appunto, Di Pietro. Proprio Tonino, dopo aver letto l’enorme documentazione che avevo raccolto, se ne uscì con questa espressione molto suggestiva che non ha mai smentito. E sempre lui ha stigmatizzato l’assenza delle conclusioni delle indagini sul caso, alla base della prescrizione del reato ipotizzato e che lui stesso mi aveva consigliato di denunciare alla Procura della Repubblica». La recente ordinanza della Corte di Cassazione, che conferma i danni erariali per 44,5 milioni di euro causati dall’allora giunta Penati per l’acquisto a un prezzo sovrastimato delle quote della società autostradale, ha chiuso la vicenda. Ma il tema della corruzione, denuncia Di Pietro, è ancora attuale: «Oggi si fanno ...

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