Milano, 25 maggio 2020 - Ancora un attacco nei confronti del presidente della Regione Lombardia. E dopo la prima scritta "Fontana assassino" apparsa su un muro della zona di Crescenzago, alla periferia est, volantini con scritte dello stesso tono si sono visti incollati sui muri delle case popolari del Gratosoglio. Sempre a firma dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. "Volantini criminali" li ha definiti l’assessore...

Milano, 25 maggio 2020 - Ancora un attacco nei confronti del presidente della Regione Lombardia. E dopo la prima scritta "Fontana assassino" apparsa su un muro della zona di Crescenzago, alla periferia est, volantini con scritte dello stesso tono si sono visti incollati sui muri delle case popolari del Gratosoglio. Sempre a firma dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo.

"Volantini criminali" li ha definiti l’assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato. "Mi auguro che presto la procura proceda con denunce per fermare la mano di questi istigatori d’odio, che proseguono indefessi nella loro campagna denigratoria contro Fontana", ha aggiunto. Nel volantino si critica la "gestione criminale dell’emergenza della Giunta regionale Fontana-Gallera asservita agli interessi di Confindustria e dei padroni della sanità privata" e si chiede di mandare a casa la giunta regionale. "Ci serve una giunta regionale che sia espressione di quelle realtà che da subito si sono mosse sul territorio per fare realmente fronte alla pandemia".

Per il governatore Fontana, in un’intervista rilasciata al Giorno, "ci sono persone sviate da una corretta lettura della realtà a vantaggio di una rappresentazione bugiarda della situazione creatasi con la pandemia". Fatto sta che il clima d’odio impensierisce non poco. E lo dice anche lo stesso arcivescovo, Mario Delpini il quale pur partendo dalla constatazione che "in Lombardia ci sono stati troppi morti", invita a non fare la caccia al colpevole. "È una situazione che ci deve ispirare pietà per i tanti morti e gratitudine per chi ha curato i malati, rischiando la salute sua e della propria famiglia – ha detto in un’intervista a Repubblica –. Però non mi piace la caccia al colpevole, i toni aggressivi di chi si sente vittima e cerca un responsabile. Ci vorrà tempo per capire davvero che cosa è successo". Ieri, in Duomo, c’è stata la prima messa con i fedeli. "Queste prime celebrazioni con la gente assomigliano a una riabilitazione, dopo un trauma - sottolinea l’arcivescovo -. Non è un momento felice in cui tutto è risolto. Bisogna imparare di nuovo tutto. Ci vogliono due virtù: la volontà di imparare a vivere per non restare bloccati. E la pazienza, perchè non viene tutto bene immediatamente".