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20 apr 2022

Covid, un medico su cinque rischia il burn out

La ricerca della Bicocca: più esposte le donne giovani. Anaao-Assomed Lombardia: "Il problema c’era già, la pandemia l’ha solo aggravato"

giulia bonezzi
Cronaca
(DIRE) Bologna, 13 mag. - In Emilia-Romagna ci sono 618 contagi al Covid in piu' rispetto a ieri, su un totale di 23.936 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore: la percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri e' dunque del 2,6%. La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 137 nuovi casi, seguita da Modena (119). Poi Reggio Emilia (87), Parma (79), Rimini (46), Ravenna (43). Quindi Cesena (34), Forli' (27), Piacenza (22), Ferrara (15). Infine, il circondario imolese (9). Per quanto riguarda le persone, sono 320 in piu' rispetto a ieri. Risalgono allora leggermente i malati effettivi, che oggi sono 26.809 (+280 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o prive di sintomi, sono complessivamente 25.447 (+335), il 95% del totale dei casi attivi.    Purtroppo, si registrano 18 nuovi decessi: due in provincia di Parma, quattro in provincia di Reggio Emilia, quattro nel modenese, quattro in provincia di Bologna,  due nel ravennate, uno in provincia di Forli'-Cesena e uno in provincia di Rimini. Nessun decesso nelle province di Piacenza e Ferrara. In totale, dall'inizio dell'epidemia i decessi in regione sono stati 13.056. In calo ancora i ricoveri in ospedale. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 163 (-15 rispetto a ieri), 1.199 quelli negli altri reparti Covid (-40). Per quanto riguarda i nuovi contagiati, 211 sono asintomatici individuati nell'ambito delle attivita' di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 226 erano gia' in isolamento al momento dell'esecuzione del tampone, 357 sono stati individuati all'interno di focolai gia' noti. L'eta' media dei nuovi positivi di oggi e' 36,1 anni.    Infine, la campagna vaccinale, che vede oggi la possibilita' di candidarsi alla vaccinazione per la fascia di eta' 50-54 (i nati dal 1967 al 1971 compresi). Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 2.056.445 dosi in regione; sul totale, 685.621 sono seconde dosi, e cioe' le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.   (Bil/ Dire) 16:22 13-05-2
Reparto Covid

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Milano -  Non solo il 71,6% dei medici lombardi sospetta di aver sofferto di burn out , e il 59,5% teme di soffrirne in futuro, ma il 18,5%, cioè poco meno di uno su cinque, manifesta proprio sintomi clinicamente riconducibili a questa sindrome che si concretizza in una risposta allo stress lavorativo caratterizzata da esaurimento emotivo, "depersonalizzazione" cioè cinismo, inefficacia professionale. E che colpisce soprattutto chi svolge professioni "a elevata implicazione relazionale". A voler indagare questo fenomeno "sottostimato sia dai colleghi che dalle aziende sanitarie" è stata l’Anaao-Assomed Lombardia, sindacato che rappresenta soprattutto medici che lavorano in ospedali pubblici, e “in tempi non sospetti“, cioè prima della pandemia: "L’idea è nata nel 2019, col Covid ci siamo fermati e abbiamo ripreso lo scorso autunno", spiega Stefano Magnone, il segretario regionale.

E lo studio commissionato a un gruppo di ricercatori della Bicocca, adattato in corsa a valutare anche l’impatto della pandemia, ha mostrato che essa "ha acuito o slatentizzato" il malessere in chi ne soffriva o era predisposto, "ma ha agito da modificatore del fenomeno, non ne ha determinato l’insorgenza", sottolinea Edoardo Nicolò Aiello, psicologo e dottorando in Neuroscienze: se quasi tutti i medici (87,4%) hanno osservato effetti di media o grave entità sul proprio benessere lavorativo, non sono state rilevate grandi differenze tra chi ha lavorato in area Covid e chi no. Mentre l’impatto era aggravato da variabili più soggettive, come aver avuto cari o colleghi colpiti gravemente dall’infezione. Insomma , quel che da due anni in Lombardia si dice della medicina territoriale, e cioè che la pandemia non ha fatto che metterne in luce problemi già esistenti, è avvenuto anche negli ospedali al contrario considerati l’“eccellenza” del modello lombardo: sulle spalle degli stessi lavoratori che sopportano in silenzio il carico delle inefficienze della sanità extramuraria.

Lo stress dei medici lombardi è stato indagato tra novembre 2021 e marzo 2022 "con rigore metodologico", utilizzando cioè misure psicometriche e uno strumento standardizzato per rilevare sintomi dello spettro ansioso, depressivo e del burn out attraverso un questionario inviato a più di 18 mila professionisti sanitari, anche se l’analisi si è poi concentrata sui 958 medici che hanno risposto (il 31,4% su oltre tremila contattati). Oltre al 18,5% che dà segni di burn out , il 31,9% (quasi un medico su tre) riporta sintomi riconducibili a disturbi dello spettro ansioso e il 38,7% a disturbi dello spettro depressivo.

E le differenze ci sono, ma più che il ruolo giocato nella guerra al Covid pesano l’anzianità anagrafica e di servizio, come fattore "protettivo", e l’essere donna, che al contrario è associato a livelli più elevati di burn out , ansia e depressione, e più bassi di percezione d’essere efficaci (elemento, quest’ultimo, condiviso con gli specializzandi). "Ci sono anche caratteristiche individuali che predispongono al burn out - aggiunge Ines Giorgi, che ha curato la ricerca insieme ai colleghi Aiello ed Elena Fiabane -, e sono le stesse che fanno sì che una persona sia molto motivata nel lavoro: chi ha idealizzato il proprio ruolo professionale è più esposto. Le donne giovani meritano particolare attenzione". Giorgi, trent’anni di esperienza alla guida dei servizi di psicologia di una struttura sanitaria, ricorda che "le aziende per legge sono obbligate a una valutazione periodica" del benessere dei propri lavoratori. Eppure, osserva Magnone, "tendono a trattare questi come problemi del singolo, non dell’organizzazione, e noi sindacati non abbiamo molti strumenti per intervenire".

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