L'autobus della linea 93
L'autobus della linea 93

Milano, 14 luglio 2020 - Le modalità del raid avevano subito fatto ipotizzare che dietro la feroce aggressione di domenica sera sulla linea 93 a Milano ci fosse un contrasto tra gang. Modalità da spedizione punitiva, con la vittima designata raggiunta sull’autobus (a bordo del quale era appena salito), circondata da un gruppo di ragazzi e colpita da uno di loro per vendicare uno “sgarro“ o per un regolamento di conti. Che quella sia la pista che verosimilmente gli investigatori batteranno con più insistenza lo suggerisce ora pure il profilo dell’accoltellato, un salvadoregno di 23 anni: Jirmi Adonaj Salguero Ramirez ha precedenti di polizia, e i primi accertamenti avrebbero fatto emergere un legame da approfondire con una delle bande di latinos che continuano a essere presenti in città, nonostante i colpi assestati negli anni dalle forze dell’ordine.

Se ne facciamo una questione di provenienza geografica, la più potente organizzazione che affonda le radici nello Stato di El Salvador è certamente la MS-13, acronimo della Mara Salvatrucha. La prima operazione della Squadra mobile risale all’ottobre del 2013, quando gli agenti della sezione "Criminalità straniera" arrestarono 25 affiliati alla pandilla che all’epoca l’Fbi considerava seconda come pericolosità negli States soltanto a Cosa Nostra. L’inchiesta riuscì ad attribuire all’associazione a delinquere capeggiata da Josuè Gerardo Isaac Flores Soto detto "Kamikaze" due tentati omicidi, rapine, furti, episodi di spaccio e commercio di armi sul mercato nero; tutti reati messi in atto per autofinanziarsi e incrementare il controllo del territorio, anche a discapito dei concorrenti. Concorrenti connazionali come quelli del Barrio 18, molti dei quali finiti in cella a valle di un’altra indagine della Mobile datata 2015, che fece emergere i riti di iniziazione della gang salvadoregna e mise in evidenza la figura di Denis Josuè Hernandez Cabrera, alias "Gato", il leader indiscusso.

Dopo quelle maxi retate (nel 2014 toccò ai dominicani Trinitarios), si è tornato periodicamente a parlare delle bande di latinos, in particolare della Ms13, decimata sì da arresti e pene pesanti da scontare ma sempre pronta a rialzare la testa con le nuove leve: dall’aggressione a colpi di machete contro il capotreno Carlo Di Napoli l’11 giugno 2015 (condannati in via definitiva tre membri) all’omicidio del giovane albanese Albert Dreni sul tram a Porta Lodovica del 4 luglio 2016 (condannati altri componenti della Mara), dalle coltellate fuori da una discoteca a Porto di Mare il 3 giugno 2018 (in manette due affiliati e due fiancheggiatori della Ms-13) all’omicidio di un trentaduenne peruviano al Parco Lambro dopo un tentativo di rapina il 2 giugno 2019 (presi due membri del Barrio 18). Un fiume carsico che di tanto in tanto riemerge in superficie, con esplosioni di violenza che deflagrano in pochi secondi. Quelli che l’altra sera sono bastati al branco di sei-sette ragazzi, secondo quanto raccontato da alcuni testimoni agli uomini della Mobile guidati dal dirigente Marco Calì, per piombare sulla 93, accerchiare Jirmi e accoltellarlo (i fendenti sarebbero stati sferrati da una sola persona).

Il ferito, ricoverato al San Raffaele in condizioni gravi (ma non in pericolo di vita) avrebbe detto sulle prime di non conoscere chi l’ha colpito né il motivo del blitz. Un blitz che però non pare avere nulla di casuale e che in parte è stato ripreso dalle telecamere del bus.