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2 mag 2022

Ex detenuto inventa il "41 bus". Servizio navetta e App per i parenti dei carcerati

L'idea nata per aiutare i parenti delle persone in galera. Il nome "ironicamente" mutuato dal regime carcerario duro "41 bis"

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Carcere

Dal "41 bis" al "41 bus". Così un ex detenuto ha ribattezzato (facendo il verso al regime carcerario duro per i mafiosi, il "41 bis" appunto) un servizio di bus navetta (collegato a un'app) per i parenti dei carcerati.

Partirà infatti nelle prossime settimane il progetto pilota ideato da un ex detenuto mentre era in cella e che, questa è l'intenzione, potrebbe allargarsi in tutta Italia.

Si tratta di un servizio di trasporto, chiamato '41 bus', dedicato ai parenti di chi è in prigione, in gran parte donne e con bambini, e che spesso hanno difficoltà a raggiungere le carceri, spesso situate fiori dai centri urbani.

A metterlo a punto è stato Bruno Palamara, seguito dall'avvocato Beatrice Saldarini, con lo scopo di migliorare le condizioni di vita di chi è dietro le sbarre. In quattro anni di reclusione ha studiato il modo per risolvere un problema molto sentito dai detenuti, ossia quello dei colloqui con i famigliari che di solito vivono lontani e che spesso sono costretti, per dirla con le parole del legale, a «viaggi della speranza».

Ecco allora che il giovane, una volta libero, ha trovato gli sponsor che lo hanno aiutato a mettere in piedi una app ad hoc con cui poter pianificare, senza costi esorbitanti per gli utenti, la trasferta dei famigliari da casa fino al carcere di destinazione, in base agli orari del colloquio.

Carcere che sarà servito anche da una rete di navette con il logo '41 bus', che garantiranno i collegamenti con stazioni o aeroporti fino alla casa di reclusione, «il tratto più difficoltoso», si legge nella brochure, da organizzare. Per iniziare il servizio sarà operativo per gli istituti di reclusione di Opera e di Voghera, «ma l'intenzione è arrivare in ogni regione», ha concluso Beatrice Saldarini. 

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