Milano, la storia di Diego: "L'anoressia è anche questione di maschi"

Il ragazzo di 25 anni: "Se ne parla sempre al femminile ma ci sono casi che non rientrano nelle statistiche. Il mio è uno di questi"

Diego Loparco

Diego Loparco

Milano - «Io mi guardo allo specchio e non mi vedo magro. Eppure so di essere sottopeso. Si parla sempre dell’anoressia come di una malattia femminile, ed effettivamente quasi la totalità dei pazienti è donna. Ma c’è un mondo sommerso, ci sono casi che non rientrano nelle statistiche: anche i maschi muoiono uccisi da questo male. Un male col quale io stesso convivo ogni giorno". Diego Loparco ha 25 anni e sta cercando di riprendere in mano la sua vita. "Vorrei ricominciare l’università, che ho lasciato, e trovare un lavoro".

Quando ha iniziato a capire che qualcosa non andava? "Tardi, purtroppo. La cosa più difficile per me è stata ammettere di avere un problema. Ho toccato il mio punto più basso a febbraio del 2017: ero sottopeso di 10 chili e non ne avevo abbastanza, stavo finendo in un buco nero. Mi ha salvato la terapia, e ancora non ne sono uscito. Ho scoperto che i miei problemi erano iniziati fin da quando avevo 14 anni".

Che cosa è successo quando aveva 14 anni? "Fino ai 13 anni ero un bambino sovrappeso e non mi sentivo accettato. Mi sono messo a dieta e sono riuscito a perdere peso: tutti mi facevano i complimenti, a casa e a scuola, e io mi compiacevo del traguardo raggiunto. Provavo soddisfazione perché sentivo di avere il controllo di me stesso. Poi però sono andato oltre. Mia madre è stata la prima a capire che qualcosa non andava, perché vedeva in me dei cambiamenti non positivi come sbalzi di umore e comportamenti rigidi sul cibo da ingerire: per lei, cucinare e mangiare insieme è sempre stato un modo per mostrare affetto".

E poi? "Nel 2015 è morto mio nonno materno, al quale ero legatissimo, ho affrontato la maturità, mi sono iscritto all’università (scegliendo la facoltà di Filosofia alla Statale). Ma tante responsabilità tutte insieme mi mettevano pressione. Sapere di avere il controllo almeno sul cibo mi rassicurava".

Ha smesso di mangiare? "Non ho mai smesso di mangiare del tutto, però trovavo delle scuse per ingerire il meno possibile. E poi cercavo sempre di compensare, almeno nella mia percezione distorta: se mi concedevo un pasto, quello successivo digiunavo. E così anche quello dopo e quello dopo ancora".

A livello fisico, oltre al calo di peso, cosa è cambiato? "Ero donatore di sangue e ho dovuto smettere (per farlo, occorre pesare più di 55 chili), avevo cali di pressione, giramenti di testa, fiatone... Ho messo piede in un primo centro di cura nel 2017 ma non è stata un’esperienza positiva. In quanto maschio anoressico venivo poco considerato. Mi è rimasto impresso che nel modulo standard, tra le caselle da barrare ci fosse “perdita di mestruazioni“. A ottobre del 2018 ho trovato finalmente degli specialisti che mi hanno accolto come paziente, al servizio Disturbi alimentari adulti dell’ospedale San Paolo e all’associazione Nutrimente".

Adesso il cibo che parte occupa nella tua vita? "Il 90% dei miei pensieri. Sono sempre preoccupato di mangiare troppo e non sono contento della mia immagine. Penso che non guarirò mai del tutto e so che ci vuole un niente a ritornare al punto di partenza. Durante il lockdown, quando il percorso terapeutico è stato sospeso, ho perso 7 chili. Il mio piatto preferito è la pasta ma, quando la mangio, poi mi assale il senso di colpa".

Cosa consiglia a un ragazzo che sente di avere il suo stesso problema? "Di parlarne con qualcuno di fiducia. Di non pensare a ciò che potrebbero dire gli altri. Di non sentirsi un peso per la famiglia né per gli amici: non si sceglie di ammalarsi e, se non si corre ai ripari, si può morire: Lorenzo Seminatore, a Torino, è stato ucciso dall’anoressia lo scorso anno. Aveva 20 anni".

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