Lavori di bonifica dell'amianto alla Scala
Lavori di bonifica dell'amianto alla Scala

Milano, 4 ottobre 2014 - Il prossimo è quello destinato a fare più rumore di tutti. L’inchiesta della Procura sui danni provocati dalla presenza dell’amianto nel Teatro alla Scala, è ormai vicina alla chiusura. Del processo che probabilmente seguirà - aggiungendosi a quelli già in corso- parleranno inevitabilmente i giornali di tutto il mondo. Anche perché sul banco degli imputati rischiano di ritrovarsi svariati sindaci della città e celebri amministratori della Fondazione tra le più note all’estero, rimasti in carica almeno fino al 2004, quando cominciò l’opera di bonifica dell’edificio. Sarebbero sette-otto i casi accertati di decessi e lesioni gravi all’interno del teatro, legati a malattie provocate dalle micidiali polveri bianche: non solo tecnici - un siparista, un vigile del fuoco, un falegname - al drammatico elenco si sono aggiunti anche una cantante lirica e un orchestrale.

Le acquisizioni delle cartelle cliniche da parte dell’Asl, l’accertamento che le patologie contratte dai dipendenti fossero proprio riconducibili al lavoro in via Filodrammatici, tutto questo è entrato a pieno titolo nell’indagine coordinata dal pm Maurizio Ascione, che ha preso le mosse dagli esposti presentati a suo tempo dai sindacati della Cub, confederazione unitaria di base. È appena il caso di ricordare che il teatro è stato completamente bonificato solo tra il 2004, anno in cui iniziò la ristrutturazione del Piermarini, e il 2009. Prima, l’amianto era un po’dappertutto: nella «pattona», cioè il sipario, nelle coperte per le postazioni luci posizionate sulla buca d’orchestra,nelle componenti elettriche delle cosidette «ribaltine». Completate le consulenze tecniche, l’indagine sulla Scala è ormai a un passo dalla chiusura.

L’ultimo atto sarà probabilmente quello dell’iscrizione nel registro degli indagati dei vari politici-amministratori-consiglieri che nella loro veste di membri della Fondazione che gestisce il teatro saranno individuati come possibili responsabili a titolo colposo di omicidi e lesioni gravissime. L’altra inchiesta giudiziaria ancora aperta riguarda anch’essa un simbolo della vita della città come la metropolitana. È l’indagine su Atm, l’azienda trasporti, circa la presenza delle fibre assassine nelle linee 1 e 2 di Mm. In quest’ultimo filone investigativo, il numero dei decessi è ancora da accertare. Per la chiusura del fascicolo, anche questo aperto finora nei confronti di ignoti, ci vorrà qualche tempo in più. Nel frattempo, però, nelle aule di tribunale i processi già avviati negli ultimi anni per i morti d’amianto nelle più importanti e storiche fabbriche di Milano e hinterland stanno procedendo, nella faticosa ricerca di una verità giudiziaria senza dubbio difficile ma - sembrerebbe - non impossibile.

mario.consani@ilgiorno.net