Jamiroquai

Mantova, 8 luglio 2018 - Otto mesi fa, al Forum di Assago, aveva la febbre. Ma anche con le batterie bagnate il cavaliere elettrico, anzi «spaziale», ha mostrato di che pasta è fatto. Figurarsi, quindi, cosa saprà mettere in campo martedì sera Jay Kay con i suoi Jamiroquai a Mantova, attaccando la spina delle sue «Cosmic girl», «Little L» e «Canned heat» nel salotto buono di Piazza Sordello. Anche se per ripartirsene ricoperto di gloria gli basterebbe mantenersi sui livelli del concerto di sette anni fa al PalaBam. Il tour di «Automaton», ottavo capitolo di un’avventura musicale iniziata ormai un quarto di secolo fa, continua infatti l’opera di riscatto del ragazzo dai piedi veloci dallo scivolone del predecessore «Rock dust like a star», finito per scartare troppo di lato la strada segnata da «A funk odissey» e «Travelling without moving» (da cui, non a caso, proviene il grosso del repertorio dello show) per non comportare conseguenze. «Rock dust like a star» vendette la metà del predecessore «Dynamite», giustificando così la scelta della storica casa discografica di Jamiroquai che qualche tempo addietro aveva deciso di scaricarli senza troppi complimenti, negando a Key il rinnovo del contratto. Due rovesci durissimi, capaci di togliere il cantante inglese dalle scene per diverso tempo, complice il matrimonio con la compagna Maria e la nascita delle figliolette Carla, tre anni, e Tallulah, un anno e mezzo. «Scusatemi per l’attesa, ma frattanto ho dovuto mettere al mondo due bambine» ha scherzato Key mesi fa al momento di tornare sulle scene.

«Automaton» rappresenta la rivincita dello Space Cowboy - che nell’ennesima incarnazione di quella band-fantasma che dal ’92 smonta e rimonta a suo piacimento è affiancato da Rob Harris alla chitarra, Paul Turner al basso, Derrick McKenzie alla batteria, Matt Johnson alle tastiere e Sola Akingbola alle percussioni - segnando il passaggio dall’acid jazz degli esordi ad un funk elettronico che strizza l’occhio da vicino al “french touch” di Daft Punk, dei Cassius e di tutti gli altri. Come Eminem, Beyoncé, St.Vincent, Alt-J, David Byrne ed altri protagonisti già visti (o in arrivo) in concerto questa estate in regione, pure Jamiroquai ha cantato tre mesi fa al festival di Coachella, rimettendo piede su un palco americano dopo 13 anni di forzata latitanza. Come un super eroe dei cartoon, Kay, che all’anagrafe si chiama Jason Luís Cheetham, diventa Jamiroquai quando sul palco indossando l’eccentrico «kostoweh» da capo indiano che l’ha reso un’icona del funk. Anche se al vecchio copricapo oggi sostituisce un elmetto futuribile disegnato dal tedesco Moritz Waldemeyer con delle alette meccaniche che gli permettono di illuminarsi e di muoversi quando aziona un telecomando. Con la speranza che, di concerto in concerto, possa tornare ad assomigliare ad una corona da «re» del funk.