Mantova, 5 settembre 2018 - Marc Chagall o della levità. O della fantasia. O della nostalgia rivoluzionaria, a volte prevalentel’una, a volte l’altra. Ed è proprio l’altra, la volontà di sperimentare forme innovative, che innerva la nuova mostra del maestro franco-russo, “Come nella pittura così nella poesia”, straordinaria opportunità di ammirare le sue opere meno conosciute che Mantova offre da oggi in concomitanza con l’ormai più che classico Festivaletteratura. È il Palazzo della Ragione, il monumento medievale ora restituito alla città dopo un lungo e complesso intervento di valorizzazione, di architettura e di affreschi, a farsi sino al 3 febbraio dell’anno prossimo “spazio nello spazio”, anzi, “teatro nel teatro”, ospitando di Chagall oltre 130 opere, ma in particolare il ciclo completo dei sette teleri dipinti dall’artista per il “Teatro ebraico da camera di Mosca” nel 1920. Anno esaltante quanto difficile per Chagall, come per tutti i russi, piombati nel clima travolgente della Rivoluzione.

Chagall, nato a Vitebsk nel 1887, è rientrato in Russia nel 1914 dalla Francia in cui è espatriato nel 1914. E, come ricostruisce con appassionati dettagli nel catalogo Electa la curatrice dell’esposizione Gabriella Di Milia, si fa alfiere artistico della Rivoluzione. Per festeggiare l’anniversario dell’Ottobre, Chagall fa sventolare su Vitebsk gli ingrandimenti di suoi dipinti. Commenterà poi: “È il 25 ottobre, in tutta la città si dondolavano le mie bestie multicolori, gonfie di rivoluzione. Gli operai marciavano: vedendoli sorridere ero certo che mi capivano. I capi comunisti sembravano meno soddisfatti. Perché la vacca è verde e perché il cavallo s’invola nel cielo, perché?”. Avanti. Il rivale Malevic impone il suo Suprematismo come pensiero quasi assoluto dell’arte sovietica. E Chagall è costretto a trasferirsi a Mosca. Dove, in compenso, l’amico e critico Abram Efros gli offre l’occasione di tornare a sperimentare, con successo, un’opera di carattere collettivo, dedicata alla realtà teatrale. Appunto, i teleri ora in mostra a Mantova.

Nei particolari, ma in breve: il grande pannello dell’“Introduzione”, con i ritratti a grandezza naturale, i saltimbanchi “folli di Dio”, echi mistici che si mescolano a sogni di violenza; le quattro “Arti”, anticipazione del teatro dell’assurdo; il “Badchan”, l’animatore di matrimoni, lo stesso Chagall?; e via sino ad “Amore sulla scena”, capolavoro che risolve l’astrazione dei ballerini nel realismo dei suonatori. Non sette ma ben 130, però, si diceva, le opere che compongono la mostra promossa dal Comune e prodotta da Electa in collaborazione con la Galleria Statale Tret’jakov di Mosca. A raccontare la fantasia senza confini di Chagall sono infatti anche le illustrazioni delle “Anime morte” di Gogol’, della Bibbia e delle “Favole” di La Fontaine: ogni ciclo caratterizzato dal suo stile. Dalle atmosfere primordiali a una luminosa gioia di vivere. Mantova, Palazzo della Ragione, piazza delle Erbe. Fino al 3 febbraio 2019.