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25 mar 2022

Cerro Maggiore, sorelle Agrati bruciate vive: i soldi il movente

La Corte d’Assise di Busto Arsizio ha depositato le motivazioni della sentenza di ergastolo per il fratello Giuseppe Agrati

25 mar 2022
ch.s.
Cronaca
STUDIO SALLY
Cerro Maggiore - Incendio nella notte in un edificio di via Roma 33 due donne hanno perso la vita
foto Roberto Garavaglia - Studio Sally
L'incendio nella casa di Cerro Maggiore
STUDIO SALLY
Cerro Maggiore - Incendio nella notte in un edificio di via Roma 33 due donne hanno perso la vita
foto Roberto Garavaglia - Studio Sally
L'incendio nella casa di Cerro Maggiore

Cerro Maggiore (Milano) - Il movente dell’omicidio delle sorelle Agrati? I soldi. Nei giorni scorsi la Corte d’Assise di Busto Arsizio ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale ha condannato all’ergastolo Giuseppe Agrati per il rogo in cui morirono le due sorelle. Un fatto di cronaca terribile avvenuto nella centralissima via Roma a Cerro Maggiore la notte del 13 aprile 2015. Alla base della decisione di uccidere le due sorelle ci sarebbe stata la sostanziosa eredità della famiglia, specialmente dopo la morte dell’altro fratello Antonio.

Secondo il tribunale Carla, una delle sorelle, avrebbe deciso di fare testamento a favore dei nipoti, escludendo così il fratello. L’incendio sarebbe servito anche a distruggere l’eventuale documentazione olografa della sorella, non depositata dal notaio. Proprio con Carla, Giuseppe aveva un rapporto conflittuale, al contrario di quanto succedeva con Maria, più malleabile. Per il tribunale di Busto non vi era alcun dubbio sulla volontà di uccidere da parte dell’uomo che non si sarebbe mai premurato di farle uscire di casa una volta scoppiato il rogo nel caseggiato al numero 33. Per stabilire gli inneschi ci sono volute diverse perizieche hanno inchiodato l’uomo per un incendio non accidentale, ma costruito a dovere. Anche quella psichiatrica ha stabilito che Agrati era capace di intendere e di volere la notte dell’incendio.

Arrestato a novembre del 2019, da allora Giuseppe non ha mai lasciato il carcere bustocco dove è chiamato "l’erudito" dai compagni di cella, per via della sua mania di circondarsi di libri. Il tutto fino alla richiesta di rinvio a giudizio che ha poi portato alla condanna all’ergastolo. Un iter però che non è filato liscio visto che inizialmente la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Poi l’intervento di un nipote della famiglia aveva fatto riaprire il caso, fino alla condanna di qualche settimana fa. Per Agrati ergastolo con nove mesi di isolamento diurno, interdizione perpetua dai pubblici uffici e la condanna al risarcimento delle parti civili. Lui si è sempre dichiarato innocente. Ora i legali del 70enne stanno già predisponendo l’atto di appello. 

 

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