Giovanni Cosco, paralizzato per 12 anni. A Lecco in suo nome una donazione da 100mila euro per alleviare il dolore dei bimbi

La compagna del 43enne deceduto a febbraio, rimasto paralizzato nel 2011, ha scelto l’Unità di Terapia del dolore del dottor Paolo Maniglia. Con il lascito verrà reclutato uno psicologo

Vercurago (Lecco) – Gio non c’è più. Dopo essere stato più forte dell’incidente in moto (si scontrò con un’altra moto) che il 24 luglio 2011 a Eupilio lo ha inchiodato ad una carrozzina, aver sconfitto a suo modo la paraplegia, superato lunghi periodi di ricovero, infezioni, emorragie cerebrali, essere riuscito a recuperare almeno l’uso del braccio sinistro, essere tornato a guidare, aver imparato a scrivere da mancino, Giovanni Cosco, che abitava a Vercurago, a febbraio è mancato, all’improvviso, all’età di 43 anni.

Ma se Gio non c’è più, restano il suo esempio, la sua forza, la sua voglia di vivere, il suo desiderio di aiutare e mettersi sempre e comunque a disposizione degli altri per stare bene. Non sono solo un’eredità spirituale, sono un’eredità concreta. Erica Scalzi, la compagna di Gio, che gli è sempre rimasta accanto nonostante lui volesse lasciarla libera di rifarsi una vita, ha infatti donato 100mila euro "per regalare supporto e sollievo ai bambini che portano un peso che i loro piccoli corpi non dovrebbero sopportare, ai loro familiari che ogni giorni ingoiano il boccone amaro del sentirsi impotenti, a tutte quelle persone che hanno diritto a condurre un’esistenza normale che invece il dolore ruba loro" spiega lei.

Erica, per conto di Gio, ha affidato i 100mila euro a Paolo Maniglia, 47 anni, dal 2019 direttore dell’unità operativa semplice di Terapia del dolore dell’Asst di Lecco. "Il dolore, compagno instancabile di Giovanni, talmente presente e profondo da condizionare negativamente tante giornate – ricorda Erica –. La lotta è stata quotidiana, la ricerca di un miglioramento continua. Nonostante ne fosse annientato, non ha mai perso la speranza di trovare il rimedio giusto e grazie al cielo qualche attimo di sollievo gli è stato donato".

A regalarglielo è stato proprio Paolo, di cui Gio è stato uno dei primi pazienti. "All’inizio mi sono sentito sopraffatto dalla sua situazione – confida il camice bianco –. In realtà ho commesso un errore di valutazione, perché lui cercava di volta in volta piccole soluzioni per piccoli problemi, che pian piano hanno alleviato la sua sofferenza". Gio e Paolo erano diventati amici: "Era una di quelle persone a cui ti affezioni, sorrideva sempre, aveva un ghigno beffardo – prosegue Paolo, responsabile di un servizio che conta 5mila accessi all’anno, 800 infiltrazioni, 360 procedure chirurgiche, 24 nuovi pazienti non urgenti e 20 urgenti al mese –. È stato uno dei pochi a cui ho dato il mio numero di telefono personale". Eppure mai si sarebbe aspettato una simile donazione.

Con il lascito verrà reclutato uno psicologo per affiancare i pazienti della Terapia del dolore e i loro caregiver, potenziare la telemedicina, migliorare l’ambulatorio dell’ospedale di Merate, acquisire presidi specifici e formare medici e infermieri. "Spesso il dolore unisce e lega più di quanto possiamo pensare, come con Giovanni – rivela Paolo – Gio mi ha insegnato che bisogna pensare di risolvere i piccoli problemi perché quelli grandi spaventano. Ringrazio Erica che ha deciso di credere in noi. Dedico i nostri sforzi e il nostro lavoro a chi ha dolore, ma soprattutto a chi si prodiga per cercare di alleviare le difficoltà di chi soffre di dolore cronico. Li chiamiamo caregiver, ma sono angeli con un dono veramente prezioso. Un cuore, grande, molto grande, come Erica".