Lecco, 5 marzo 2018 - Affrontare le correnti oceaniche con un kayak stracarico, cercando di evitare pericolosi iceberg che affiorano lungo un percorso di centinaia di chilometri, è già un’impresa, figuriamoci poi scalare una montagna praticamente sconosciuta senza alcun appoggio o possibilità di soccorso in caso di pericolo. Matteo della Bordella, 33 anni varesino, alpinista che veste il maglione rosso dei Ragni di Lecco, si conferma un nuovo esploratore, in un momento in cui ormai si sostiene che non c’è più nulla scoprire. In compagnia dello svizzero Silvan Schupbach, il ragno è riuscito a scalare il Cerro Riso Patron, nella Patagonia cilena, una cima di tremila metri mitica per l’alpinismo, che prima di ora era stata scalata solo altre due volte. Quasi impossibile da vedere per via della sua esposizione prossima all’Oceano Pacifico, è quasi sempre avvolta da nubi tempestose e da un alone di mistero. 

Dopo alcuni giorni di silenzio finalmente è arrivata la conferma attraverso un messaggio: «Nuova via sulla parete Sud». Da Puerto Eden, minuscolo villaggio di pescatori in Cile, i due hanno percorso più di cento chilometri risalendo verso Nord i fiordi che caratterizzano la costa selvaggia, fino al fiordo Falcon districandosi fra gli iceberg, i pericolosi “tempanos” che staccandosi dal ghiacciaio creano problemi alla navigazione. A quel punto è iniziata la seconda avventura nel tentativo di cercare di raggiungere il Riso Patron e infine scalarlo. Dopo aver piazzato il campo base hanno individuato una via di salita sulla parete Sud, praticamente sconosciuta. I particolari sono pochi e bisognerà aspettare il ritorno in Italia per aver più dettagli, ma i due hanno impiegato diversi giorni per portare a termine la scalata e fare rientro sani e salvi nelle loro tende. Dopo alcuni giorni di riposo ai piedi della montagna hanno poi ripreso il lungo viaggio di ritorno. Hanno camminato per raggiungere il luogo dove avevano abbandonato i loro kayak e hanno ripreso la  navigazione per ritornare alla “civiltà”, dopo oltre un mese di immersione totale nella natura selvaggia della Patagonia. 

Il Cerro Riso Patron, una splendida torre granitica orlata di ghiaccio che si innalza al confine della distesa dello Hielo Continental, fa parte della storia dei Ragni di Lecco. Fu conquistato per la prima volta proprio da alcuni alpinisti del celebre gruppo nel 1988. La prima assoluta porta la firma dei lecchesi Casimiro Ferrari, Bruno Lombardini e Gigi Spreafico che riuscirono a scalarlo dopo una dura lotta per trovare una via di accesso alla montagna. Talmente impegnativo e isolato che la seconda salita del Riso Patron è stata realizzata solo nel 2015 da una cordata francese. «Mi sarebbe piaciuto essere lì con loro, per vedere ancora una volta quella magnifica montagna che abbiamo scalato ormai trent’anni fa», ha commentato a Bruno Lombardini, quando la notizia si è diffusa a Lecco. Lombardini era nella cordata che realizzò la “prima” del Cerro Riso Patron. 

«Avevamo i documenti di padre De Agostini - continua Lombardini - Qualcuno diceva addirittura che il Riso Patron fosse in Argentina. Quando io e Casimiro finalmente riuscimmo a vederlo, era meraviglioso. Dissi: “Dai che la facciamo”». «È una gran bella soddisfazione per noi che abbiamo vissuto certe esperienze sapere che ci sono ragazzi così, con una grande voglia di vivere queste avventure», ha ricordato Mario Conti, Ragno di Lecco e profondo conoscitore della Patagonia. «Sono in pochissimi coloro che in tutti questi anni si sono avvicinati al Cerro Riso Patron e ancora meno quelli che sono riusciti a scalarlo. È una montagna molto bella, immersa in un ambiente selvaggio - continua Conti - Nessuno ci aveva mai provato arrivando dal mare con il kayak. L’avvicinamento non dev’essere stato una passeggiata, soprattutto con il mare agitato, il vento e il brutto tempo».