Editoriale

Se a Milano muore la “pietas” tra adolescenti

La Milano che non vogliamo più vedere ha il volto di un 14enne che rapina un coetaneo indifeso, lo massacra di botte usando un orologio come tirapugni e si fa consegnare tutto quello che possiede: appena 6,50 euro. E non si commuove, il "delinquentello", nemmeno quando la vittima, che potrebbe essere suo fratello, lo implora di non portargli via quel magro bottino. "Devo fare un regalo alla mamma", dice il 14enne con una innocenza che l'altro evidentemente ha perso da tempo e con il volto coperto di sangue e tumefatto dalle botte. Ma il baby-rapinatore non sente ragioni e arraffa i pochi spiccioli prima che la vittima, assieme a due amiche, trovi rifugio in un vicino negozio.

Sarebbe potuta finire già qui, con l'innocenza rubata a un 14enne pestato senza motivo in un pomeriggio di inizio aprile. Ma in una Milano sempre più simile a Gotham City c'è anche un secondo tempo di violenza gratuita: il bullo rivede (casualmente!?!) la sua vittima alla fermata dell'autobus e riparte la gragnola di colpi, culminati con uno sputo in faccia. Il sangue della vittima mischiato con la saliva del suo aguzzino, in una maschera di dolore e umiliazione.

È a questo punto che le strade dei due 14enni si dividono: l'aggressore viene rintracciato e arrestato, l'aggredito finisce in ospedale per sospette lesioni alla mandibola. Le lesioni che si porta dentro sono invece certe e forse non guariranno mai, come le ferite emotive delle tante donne che negli ultimi mesi hanno lanciato, inascoltate, l'allarme sicurezza in una Milano che fa sempre più paura. 

Una nota: i due 14enni sono entrambi italiani, qui "lo straniero" non c'entra, perché il male è sempre stato anche in casa nostra ed è forse ora di sfrattarlo.