Editoriale

La strage dei bambini e il nostro Natale

“Erode è tornato”. Così recita, in inglese, il cartello piazzato da mani sconosciute nel presepe allestito a Cassano d’Adda. Le stesse mani hanno anche posato la kefiah sulle statue di Giuseppe e Maria e sulla culla del Bambinello. Propaganda palestinese, si dirà. Ma non è questo il punto. Il punto sono le migliaia di bambini uccisi a Gaza in queste tragiche settimane, le altre migliaia che ancora verranno uccise se non ci sarà un immediato cessate il fuoco. E i bambini feriti, quelli rimasti orfani. Vittime innocenti che con Hamas non c’entrano nulla, neanche se lo volessero: cosa si può capire di queste cose, a 2-3 anni, quando si sa a malapena parlare? Una strage abnorme di fronte alla quale il mitico Occidente appare inerme e impotente. Anche assuefatto, forse. E allora ben venga un piccolo gesto, rispettoso e non vandalico, che ci ricorda cos’è oggi il Natale in Palestina, mentre qui ci prepariamo ad aprire i regali sotto l’albero coi nostri bimbi.