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18 nov 2021

La vittoria dei rider contro Uber Eats: un giudice obbliga l'azienda ad assumerli

18 nov 2021
Due riders di Uber Eats cercano refrigerio all'ombra di un albero per continuare il loro giro di consegna del cibo a domicilio, Torino, 23 luglio 2019 ANSA/TINO ROMANO
Due riders di Uber Eats cercano refrigerio all'ombra di un albero per continuare il giro
Due riders di Uber Eats cercano refrigerio all'ombra di un albero per continuare il loro giro di consegna del cibo a domicilio, Torino, 23 luglio 2019 ANSA/TINO ROMANO
Due riders di Uber Eats cercano refrigerio all'ombra di un albero per continuare il giro

 Torino - I ciclofattorini di Uber Eats hanno diritto al riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato: è il senso di una sentenza con cui il tribunale del lavoro di Torino ha condannato una società collegata, Uber Italy, al termine di una causa promossa da 10 Rider. Ai ricorrenti, l’azienda dovrà corrispondere la retribuzione per l’attività svolta oltre alle relative indennità. Sulla vicenda è in corso a Milano un procedimento penale per caporalato.

A Bologna invece i riders avevano ottenuto un apparente riconoscimento, un bonus da un euro in più per ogni consegna effettuata dalle 19 in poi al sabato e alla domenica in novembre. E’ l’incentivo inventato da Just eat per i suoi riders e che a Bologna è già sfociato in una convocazione dei ciclofattorini a cui la Filt-Cgil ha voluto spiegare come e perché non ci sia quasi niente di buono nella novità.

 Just eat ha adottato per i suoi riders un contratto nazionale, il merci-logistica, e quindi i ciclofattorini hanno veri e propri turni per le consegne a cui corrispondono quote di stipendio, nella logica del lavoro subordinato. L’extra di un euro però riapre la porta all’idea del cottimo. “E’ un messaggio fuorviante a voler essere buoni- dice Carlo Parente, della Filt di Bologna- è come dire vai più veloce e più guadagni; più consegne riesco a farti fare e più ci guadagni”.

 Ma il timore è che questo incentivi a correre, con l’assillo, magari contromano, rischiando di più. “Just eat, con cui abbiamo un modello di relazioni industriali, procede unilateralmente, senza informarci né coinvolgerci e lo fa mentre stiamo ancora discutendo del riconoscimento economico per il rimborso chilometrico”, uno dei temi aperti dal contratto nazionale adottato. 

Insomma, “è un insieme di cose che non ci piacciono e non vanno bene. Per questo - dice Parente- stiamo incontrando i lavoratori per spiegarlo e perché non si sentano costretti” a rimettersi a correre per un euro in più. Peraltro, proprio a Bologna, con Just eat il sindacato sta discutendo di regole sulle consegne all’insegna della ‘sostenibilità’: ad esempio, per concordare che il ritiro in punti vendita particolarmente lontani non deve avvenire con le biciclette classiche (quelle spinte solo dai muscoli del rider), ma con i motorini. “Discutiamo cioè di sicurezza e poi...”, scuote la testa il sindacalista.

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