All’Ospedale Niguarda vengono effettuate le vaccinazioni contro il covid-19
All’Ospedale Niguarda vengono effettuate le vaccinazioni contro il covid-19

Milano, 11 aprile - La Lombardia si prepara a passare il traguardo del secondo milione di iniezioni antiCovid nel mezzo del weekend dedicato a chiudere il giro delle prime dosi agli ultraottantenni che possono raggiungere un centro vaccinale. Intanto, a quanto risulta al Giorno , il 56% dei settantenni lombardi ha prenotato i vaccini che inizieranno a esser iniettati loro da domani. A ieri mattina risultava coperto l’81% degli over 80 non ricoverati che hanno aderito alla vaccinazione, ma sono circa 70 mila le dosi da iniettare tra ieri e oggi, perché al conto vanno tolti i 50mila da vaccinare a domicilio entro il 20 aprile – ieri in 14 sono stati vaccinati direttamente dal coordinatore della campagna lombarda Guido Bertolaso. Il governatore Attilio Fontana ha assicurato che l’obiettivo (non impossibile, solo venerdì in Lombardia hanno avuto l’iniezione circa 36mila ultraottantenni) sarà raggiunto, nella sua tappa all’ospedale Niguarda di Milano che ha già vaccinato oltre 27mila anziani (quasi il doppio dei 15mila del suo territorio), e tra ieri e oggi ne vaccinerà altri seimila: un’iniezione ogni 12 secondi tra l’hub di via Ippocrate e il blocco Nord dell’ospedale, il cui piano terra per due giorni è trasformato in centro vaccinale.
Da domani, gli ultraottantenni non smetteranno di ricevere l’antiCovid: oltre ai richiami, ci sono gli oltre 53mila che non hanno ancora aderito alla vaccinazione e possono prenotarla col sistema Poste (a ieri sera l’avevano fatto in 3.542) e quelli in attesa di un appuntamento riprogrammato. Ma domani inizia la vaccinazione massiva per poco meno d’un milione di settantenni lombardi (996.174): la Regione, ha annunciato la vicepresidente con delega al Welfare Letizia Moratti, conta di riuscire a dare la prima dose a tutti in due settimane. Cioè in anticipo di dieci giorni anche rispetto alla più rosea delle previsioni per i 70-74 enni, che dovevano partire dal 27 aprile ma giovedì sono stati annessi ai 75-79enni per tamponare un rallentamento nelle prenotazioni dopo l’ultima comunicazione Ema su AstraZeneca, cui è seguita l’indicazione a "utilizzarlo prevalentemente dai 60 anni in su" per ordinanza commissariale nazionale. Se è vero che ieri tre ultraottantenni autopresentati senza prenotazione (su 4.497 complessivi) hanno rifiutato il vaccino anglo-svedese, per il momento non si nota un “effetto AstraZeneca” sulle prenotazioni dei settantenni: in base a dati che Il Giorno ha ottenuto, dei 647.337 lombardi che ieri alle 19.40 avevano fissato l’appuntamento col nuovo sistema Poste 557.157 sono 70-79enni, cioè l’86% (altri 61.834 sono "estremamente vulnerabili", 24.804 disabili gravi).
L’impatto del nuovo limite d’età ad AstraZeneca sulla campagna in Lombardia si porrà da maggio, quando entreranno in vaccinazione i cinquantenni, ma in generale per il mese prossimo "manca la programmazione sull’arrivo delle dosi", ha lanciato l’allarme ieri Moratti. Mentre fino a fine aprile, ha assicurato Fontana, "ne abbiamo a sufficienza, non abbiamo problemi di scorte".