L'11 marzo sarà una data fondamentale: l'Ema, agenzia europea preposta ad autorizzare l'utilizzo di farmaci, si riunirà per il via libera al vaccino monodose di Johnson&Johnson, che verrà prodotto anche in Italia, ad Anagni. Sarà il quarto vaccino in Europa contro la pandemia, dopo Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Ne parliamo con Massimo Scaccabarozzi, amministratore delegato di Janssen Italia del gruppo americano J&J, che si sta occupando anche di un altro dossier: quello della produzione massiva in Italia di vaccini contro il Covid in un progetto guidato dal Ministero dello Sviluppo Economico, in qualità di presidente di Farmindustria.

Giovedì si riunisce l'Ema: con quali aspettative arrivate a questo importante appuntamento?


"Intanto, abbiamo appreso anche noi da fonti Ema della data dell'11 marzo. Che dire? Conosciamo bene i dati dei nostri studi ma dobbiamo attendere l'ultima parola di Ema con cui c'è stata una grande collaborazione. Abbiamo presentato la richiesta di autorizzazione a febbraio in rolling review, cioè con la possibilità di integrare la documentazione in corso d'opera, vista l'emergenza. Siamo chiramente fiduciosi, visto che negli Stati Uniti abbiamo già ottenuto il via libera, di avere a breve un vaccino in più nella lotta al Covid. Mi piace usare questo termine piuttosto che parlare di "nostro vaccino". Sarà un'arma aggiuntiva in questa battaglia dell'umanità".

In caso di via libera, quali saranno i passi successivi e quanto tempo servirà? 

"Dopo il parere di Ema, tocca ai singoli paesi membri, ne caso italiano si pronuncerà Aifa. Ma non vedo problemii in caso di pronunciamento positivo del primo ente. Possiamo così dire che entro fine anno avremo 27 milioni di dosi in Italia sui 200 milioni che ci siamo impegnati a fornire all'Europa con un accordo firmato con la Commissione"

Negli Stati Uniti il semaforo verde è stato acceso: come procede la distribuzione?  

"Siamo all'inizio perché l'autorizzazione è arrivata nei giorni scorsi. Anche in questo caso c'è stata una procedura di emergenza con l'agenzia preposta. Certamente, il fatto di essere già presenti negli Usa ci fa stare tranquilli sull'Europa".

Come si è arrivati al vaccino monodose?

"La fase di ricerca si è concentrata su più vaccini, poi il campo di azione si è ristretto ad alcuni. Alla fine abbiamo puntato su una soluzione monodose confortati dai risultati ottenuti nei test. Lo sviluppo poi è stato rapidissimo. A tal proposito sento spesso dire che la distribuzione è in ritardo ma va ribaltato il punto di vista: i vaccini sono arrivati in anticipo rispetto ai tempi, a meno di un anno dall'inizio della pandemia, e ora l'industria sta rincorrendo la ricerca. Ma non dimentichiamoci il punto di partenza. Quanto alle dosi, stiamo continuando le ricerche anche sulla doppia dose per avere una copertura più lunga anche se è chiaro il vantaggio di una dose sola  in un momento di emergenza",

Il vaccino funziona con le tre varianti?

"Sì, le ricerche sono state fatte quando si sono sviluppate le varianti sudafricana e brasiliana, che dunque rientrano nelle casistiche studiate. Anche se quella inglese, come per i vaccini già in circolazione, non ci sono dubbi. Dunque possiamo dire che il vaccino è efficace e soprattutto che nel 100% dei casi non ha portato a morte o ospedalizzazione, e nell'85% a forme gravi di malattia. Questi sono i numeri più importanti".

Produzione di vaccini in Italia: a che punto siamo dopo l'ultimo incontro?

"L'incontro al ministero dello sviluppo economico è stato molto positivo e ha dimostrato l'intenzione ferma del Paese di giocare un ruolo ruolo importante in Europa in questa direzione. Noi abbiamo hub che già producono altri tipi di vaccino e dobbiamo fare una ricognizione sugli impianti e le tecnologie a disposizione. Esistono bioreattori ma devono essere compatibili con le nuove caratteristiche necessarie. La cabina di regia cui partecipa Aifa che ben conosce le realtà industriali servirà proprio a questo. Le premesse sono positive anche perchè la nostra industria farmaceutica è un'eccellenza mondiale".

Quanto tempo servirà per il vaccino made in Italy?

"Non prima di sei-otto mesi. Ma è doveroso che venga attuato questo piano visto che, anche a emergenza coronavirus finita, il problema della pandemia resterà".

Danimarca e Austria annunciano un'alleanza con Israele per la ricerca e la produzione di vaccini. Qualcuno parla di fallimento dei piani Ue....

"Andiamoci piano, la ricerca non ha confini ed è giusto che ogni paese si muova come meglio crede. Ma dobbiamo ringraziare l'Unione Europea per come ha affrontato la campagna vaccinale, centralizzando acquisti e distribuzione delle fiale ed evitando situazioni di diseguaglianza. Noi abbiamo una certezza: il 13,6% dei vaccini va all'Italia".

Vaccini a parte, come procede la ricerca sulle terapie anti-covid?

"Ricerca e produzione si muovono e tanto. Aifa ha autorizzato l'utilizzo di due anticorpi monoclonali che verranno peraltro preparati in aziende italiane"

Cosa ha insegnato la pandemia a Massimo Scaccabarozzi?

"Come manager, a prevedere e muovermi in anticipo: penso alle soluzioni adottate in azienda per prevenire i rischi, dallo smart working immediato alle misure di sicurezza nelle fabbriche. Come uomo, il valore della vita e dalla condivisione. Un concetto che si è reso plastico nelle partnership tra aziende internazionali concorrenti e negli scambi con la comunità scientifica. Non era scontato"