Massimo Cacciari, filosofo e politico. Non ha peli sulla lingua quando deve attaccare qualcuno, premier compreso
Massimo Cacciari, filosofo e politico. Non ha peli sulla lingua quando deve attaccare qualcuno, premier compreso

Milano, 2 dicembre 2015 - Professor Cacciari, buonasera. La chiamo per il caso di Rozzano.
«Ah, un caso ridicolo».

Tutti si accapigliano per la festa di Natale cancellata nella scuola elementare...
«Ripeto: un caso ridicolo. Di più: indecente. Indegno».

Eppure avrà visto anche lei che non si parla d’altro, da giorni.
«Appunto. Sa che cos’è la storia di Rozzano? È l’emblema del rincoglionimento di questo Paese. Allo stremo. Allo sfascio».

Certamente si riferisce al...
«Mi riferisco a quel teatrino inutile di chiacchiere inutili fatte da personaggi inutili».

I politici?
«Mah, i politici. È che la gente ha proprio tempo da perdere».

E come la mette allora con le nostre tradizioni? La storia di questo Paese, i suoi valori?
«I valori! La storia! Vanità e vacuità. Ecco cosa è diventata l’Italia: un coacervo di vanità e vacuità. Basta guardare i talk show del resto. La t-e-l-e-v-i-s-i-o-n-e. Mah».

Però, appunto, potremmo provare ad alzare il livello della discussione, o no?
«Ma quale livello? Coi problemi che ci sono in Italia, nel mondo. La nostra è una nazione che va a rotoli. C’è il terrorismo. Feroci attacchi. L’Isis. La Siria. E noi di cosa stiamo a parlare? Di canti di Natale a scuola, alle elementari. Ecco il rincoglionimento: è esattamente questo».

Per l’appunto, a sinistra c’è chi ha puntato il dito contro la strumentalizzazione che alcuni hanno fatto della questione. Per esempio la Lega di Salvini.
«No, qui la strumentalizzazione non c’entra. Qui è molto peggio. È l’ignoranza che domina. La solidissima base di ignoranza che domina su tutto, su tutti, in tutto».

Ma la scuola che ruolo deve avere, mi scusi, in questa diatriba?
«La scuola è un luogo libero, o no? Allora: se qualcuno vuole festeggiare il Natale, che lo festeggi. Non vogliono il Natale? Non lo festeggino».

Ci stanno perdendo la ragione su che cosa si possa festeggiare o no a scuola. È un problema di laicità.
«Libertà, non laicità. La scuola è libertà. Ci si va per imparare la letteratura, la matematica. Non per fare le festine».

Più che le festine le mamme volevano...
«Ma lei ha imparato mai qualcosa dalle mamme? Io dalla mia non ho certo imparato la filosofia! A scuola non ci sono le mamme. Ci sono gli insegnanti».

Ma quindi, alla fine, ha ragione il preside di Rozzano?
«No, dico, usiamo il buonsenso una volta tanto. E suvvia. Se iniziassimo a usare il buonsenso!».
agnese.pini@ilgiorno.net