controlli ponti
controlli ponti

Milano, 28 novembre 2019 -  «Priorità 1» è il termine istituzionale che traduce «massima urgenza». Lo si trova scritto 334 volte nel dossier lombardo sullo stato di salute di ponti e viadotti. Un documento che l’Unione delle province ha fornito al Governo dopo il crollo del ponte Morandi, a Genova. Quindici mesi dopo, i conti non tornano ancora. In Italia, solo per risolvere le urgenze «servono 2,9 miliardi di euro». In Lombardia, dove si concentrano 877 ponti a rischio di cui più di uno su tre è un malato grave, la Regione ha stanziato 3,7 milioni per i monitoraggi. «Ne servono 600» (solo per le urgenze) spiega il presidente della provincia di Pavia, Vittorio Poma, da quasi un anno presidente dell’Unione delle province lombarde (Upl) e responsabile delle infrastrutture dell’Unione delle province italiane (Upi).

Primato triste, questa volta, quello lombardo?
«I numeri vanno analizzati. In Lombardia abbiamo 10mila chilometri di strade, in Emilia Romagna meno della metà. La situazione è poco incoraggiante ovunque».

Esiste una via d’uscita?
«Esiste nella misura in cui la manutenzione straordinaria viene programma per evitare l’emergenza. Non dopo».

Questione economica o culturale?
«Indubbiamente il Paese deve iniziare a pensare in modo diverso: serve programmare interventi sistemici. Ci stiamo concentrando sullo stato delle strade, ma non possiamo dimenticare che in Lombardia ci sono aree di dissesto idrogeologico: se non si pensano interventi di insieme, si rischia che le azioni occasionali, post emergenza, vengano vanificate da successive frane o esondazioni. Poi ci sono i conti».

Che non tornano, dite.
«La riforma Delrio ha tolto risorse alle Province. Quando si sono accorti che gli enti non potevano chiudere i bilanci, allora lo Stato dava qualcosa per arrivare al pareggio. Tutto questo spiega lo scenario attuale: le Province sono vittime. Non possiamo fare mutui, come si può programmare un’opera straordinaria?».