Più morti ma meno nuovi positivi nella settimana compresa tra il 7 e il 13 aprile. Ma un po' tutti gli indici della pandemia hanno un segno meno  A dirlo è il monitoraggio indipendente della Fondazione  Gimbe.

Lo studio  infatti rileva una diminuzione dei nuovi casi (106.326 contro 125.695)  a fronte di un aumento dei decessi (3.083 rispetto ai 2.868). In calo i casi attualmente positivi (519.220 contro 555.705), le persone in isolamento domiciliare (488.742 contro 522.625), i ricoveri con sintomi (26.952 contro 29.337) e le terapie intensive (3.526 contro 3.743).

Di riprendere però un tracciamento dei contagi per ora non se ne parla, come spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe. "I nuovi casi e la loro variazione percentuale continuano a scendere  ma con un bacino di 520 mila casi attualmente positivi è impossibile riprendere il tracciamento dei contatti". Il dato nazionale, come sempre, risente di notevoli eterogeneità regionali: si rilevano infatti un aumento della variazione percentuale dei nuovi casi in 6 Regioni, in particolare Basilicata e Calabria e un incremento dei casi attualmente positivi in 5 Regioni. 

Gli ospedali

"Sul fronte ospedaliero - afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione  Gimbe - le curve dei ricoveri con sintomi e delle terapie intensive hanno iniziato una discesa lenta e irregolare. Ma i numeri assoluti restano elevati e in molte Regioni gli ospedali sono ancora in affanno". Infatti, le soglie di allerta di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid in area medica ()40%) e in terapia intensiva ()30%) si attestano a livello nazionale rispettivamente al 41% e al 39%. In particolare sono sopra soglia 7 Regioni per l'area medica e 13 per le terapie intensive.

"Si conferma il calo dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva - spiega Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe - ma la media mobile a 7 giorni rimane superiore ai 200 ingressi al giorno".

Punto vaccinazioni

Degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.939.680 (il 43,9%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.414.126 (32%) hanno ricevuto solo la prima dose. Nella fascia 70-79 anni, degli oltre 5,9 milioni, 180.164 (3%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.395.527 (23,4%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Quanto agli appartenenti alla categoria ad elevata fragilità, le dosi destinate ai soggetti fragili vengono rendicontate nella categoria "Altro", dove oltre la meta' delle dosi (1.680.418 dosi) è stata somministrata ad over 70 mentre il 47,6% (1.529.103 dosi) è andato a persone under 60, dove possono rientrare soggetti ad elevata fragilità e loro caregiver. "E' evidente - precisa Cartabellotta - che senza prevedere nella rendicontazione pubblica specifiche categorie di soggetti fragili non è possibile condurre ulteriori analisi su questo indefinito contenitore dove confluiscono certamente anche soggetti 'non aventi diritto'".  Anche se il numero di somministrazioni in alcuni giorni ha superato quota 300mila, su base settimanale non si va oltre le 1,9 milioni di dosi, numero ben lontano dall'obiettivo Figliuolo (3,5 milioni/settimana). "Se in vista della stagione estiva - conclude Cartabellotta - la priorità' del Paese è rappresentata dalle progressive riaperture per rilanciare l'economia e placare le tensioni sociali, è indispensabile ribadire alcune dinamiche della pandemia e della campagna vaccinale per guidare Governo e Regioni in questa fase strategica e per una corretta informazione della popolazione".