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21 mag 2022

Pronto soccorso, medici in fuga: anche i giovani lasciano il posto

Nella regione la media di abbandoni è più alta di quella nazionale. E la metà della sedi non viene assegnata

21 mag 2022
federica pacella
Cronaca
ospedale corsia medici
Medici (foto di repertorio)
ospedale corsia medici
Medici (foto di repertorio)

Non c’è solo la ‘fuga’ dei veterani a complicare la gestione dei Pronto soccorso: ora anche i giovani evitano la medicina d’emergenza. Un fenomeno, questo, che l’Associazione Liberi Specializzandi guidata da Massimo Minerva sta documentando numeri alla mano: in Lombardia, sui 207 posti banditi dell’ultimo soccorso per la medicina d’emergenza, 109 (quasi il 50%) non sono stati presi. Tra i 98 accettati, ben 16 sono stati abbandonati (il dato è aggiornato a mercoledì scorso), con una percentuale pari al 12,4% che supera la media nazionale del 10,2% di abbandoni. A trascinare verso l’alto il dato è il 38,9% di borse lasciate da specializzandi del San Raffaele di Milano (7 su 18), seguita dal 20% della Statale di Milano e dall’11,1% dell’Humanitas.

"Le ragioni degli abbandoni sono diverse – spiega Minerva – c’è una quota fisiologica di chi capisce che non è la sua strada. C’è poi chi aveva scelto questa specializzazione come riserva e lascia quando trova altro. La terza causa, che è quella su cui si può intervenire, è legata alle condizioni di lavoro. Parlo di turni lunghi, salti di ferie e riposo, ma anche di modalità di trattamento". Gli abbandoni non sono una prerogativa della medicina d’emergenza, ma pesano molto, perché incidono nella gestione dei Pronto Soccorso che, dopo i due anni di Covid in cui c’è stato un calo drastico degli accessi (molti inappropriati), stanno tornando a lavorare a pieno ritmo. Agli ospedali non resta che affidarsi a professionisti esterni. "La medicina d’urgenza è una delle più esposte al burnout – sottolinea Minerva – ma di questo non si tiene conto. Inoltre, è una specializzazione che difficilmente consente di fare altro, per cui questo scoraggia molti dall’accedere".

Senza nuove leve che garantiscano un ricambio generazionale, però, il rischio è che si andrà a peggiorare una situazione già precaria. Secondo l’Anaoo Assomed, "la tempesta perfetta si è poi scatenata quando il lavoro in Pronto Soccorso, caratterizzato da stress psico-fisico e numerosi turni di notte e nel week-end, è diventato gravoso per i medici oltre i 50 anni e non più attrattivo per i giovani. La miscela costituita da turni e orari senza limiti, rarefazione delle progressioni di carriera, burocrazia asfissiante, svilimento di un ruolo che una volta era professionale e oggi fattore di produzione, crescita dei rischi, in assenza di valorizzazione economica, ha portato al rifiuto dei giovani a entrare e alla fuga dei meno giovani".

 

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